“Il bosco sacrificato per uno studentato non per la metropolitana” dice l’ex assessore
MONZA – In merito alle recenti dichiarazioni pubbliche del Sindaco di Monza relative all’area del Polo Istituzionale (tra via Montevecchia, via Grigna e via Lario) l’ex assessore Giada Turato commenta con una nota :
«Le parole del Sindaco cercano di creare una voluta e rischiosa confusione nella cittadinanza: far credere che la tutela del bosco spontaneo metta a rischio o fermi l’arrivo della metropolitana M5 è una narrazione falsa e strumentale. Il Sindaco è la prima autorità sanitaria della città e il garante della trasparenza verso i residenti: ha il dovere morale e istituzionale di tutelare la salute pubblica preservando l’ambiente, anziché giustificare l’abbattimento di un polmone verde per un intervento edilizio da rivedere».
1. I numeri smentiscono il Sindaco: M5 occupa solo il 5% dell’area. Il Sindaco sostiene che occorra fare “sacrifici” per avere la metropolitana. La realtà tecnica e gli atti parlano di altro: la realizzazione della stazione M5 e delle relative opere accessorie incide unicamente su 1.847 mq dei 35.774 mq totali dell’area. Ovvero appena il 5,16%. Peraltro il PAUR di Regione Lombardia impone che le superfici occupate in via temporanea dal cantiere di M5 debbano essere interamente ripristinate a verde una volta terminati i lavori.
Non è la metropolitana ad azzerare 3,5 ettari di bosco cresciuto spontaneamente dopo le bonifiche di vent’anni fa, ma la variante urbanistica del 2025 che prevede uno studentato e nuovi parcheggi. Manca la necessaria trasparenza quando si fa passare la distruzione di un bosco per un’opera necessaria alla mobilità, usando l’emergenza abitativa studentesca come paravento per un intervento edilizio.
2. Uno studentato fuori tempo e isolato dai servizi
«C’è un ulteriore elemento di forte perplessità: l’intervento dello studentato in quell’area risulta poco utile: in primo luogo, a soddisfare la presunta domanda di alloggi di studenti, in quanto l’operazione di edilizia universitaria in realtà privilegerà il partenariato pubblico-privato con una soglia minima (almeno il 20 – 30% dei posti) da riservare a tariffe sociali e DSU, mentre i restanti posti andranno pagati dagli studenti a prezzi di mercato (si stima già oltre gli 800-1.000 euro al mese). In secondo luogo, per i parcheggi d’interscambio in quanto esiste già la disponibilità di posti nell’adiacente centro commerciale Rondò dei Pini. Inoltre si osserva: a) Senza M5 per anni: La linea lilla entrerà in funzione tra molti anni. Fino ad allora, costruire una residenza universitaria al Polo Istituzionale significa confinare centinaia di studenti in un’area periferica, distante dal centro, scollata dal tessuto urbano e priva di collegamenti e servizi di prossimità adeguati. b) Mancanza di visione di sistema: L’Amministrazione si è accertata di quale sia la reale pianificazione sovracomunale? Nei Comuni limitrofi e nell’area metropolitana sono in corso (o in fase di realizzazione molto più rapida) progetti di student housing avviati mediante dialogo tra enti locali e Regione Lombardia. Perché distruggere un bosco a Monza per un’opera che arriverà “fuori tempo massimo”, anziché coordinarsi con la Regione e i Comuni vicini per sfruttare strutture già esistenti o aree dismesse meglio connesse?
3. Salute pubblica e programma di mandato traditi: il “dispiacere” a parole non basta
Assistere a queste scelte fa male a chi ha creduto in un programma elettorale basato su mobilità sostenibile, tutela del verde esistente e salute dei cittadini. Come massima autorità sanitaria locale, il Sindaco sa bene che proteggere la qualità dell’aria e contrastare l’isola di calore abbattendo un bosco di 25.000 mq va esattamente nella direzione opposta alla tutela della salute pubblica. Proprio nei giorni in cui ci si vanta di approvare PGT a saldo negativo, si avalla nei fatti la distruzione di una barriera ecologica fondamentale.
Intervenire sul traffico, tutelare l’esistente e guidare la transizione ecologica richiede visione, fatica e coraggio. Esprimere “dispiacere” a parole per la perdita del verde non basta quando si hanno le leve di governo. Chi amministra per conto dei cittadini ha il dovere morale di fare scelte coraggiose, e il vero coraggio sta anche nel saper tornare indietro e correggere la rotta quando ci si rende conto di aver interpretato male l’interesse della comunità.»
4. Il Comune aveva (e ha) il potere di salvare il bosco: mancata volontà politica e rigenerazione zero
«Il Sindaco tenta di giustificarsi dietro la proprietà demaniale dell’area. Ma la sovranità urbanistica spetta esclusivamente al Comune di Monza. L’Amministrazione aveva ed ha tutti gli strumenti giuridici per tutelare quell’area e la salute del quartiere:
Variante urbanistica e vincoli al PGT: Il Comune poteva riclassificare la porzione alberata (~33.000 mq) come “Verde pubblico di salvaguardia” o inserirla nella Rete Ecologica Comunale (REC) come invariante non edificabile, vincolando il Demanio.
Densificazione ed impronta storica: Si poteva imporre di costruire lo studentato esclusivamente sulla sagoma già pavimentata/asfaltata delle ex palazzine e piazzali dell’ex Caserma IV Novembre, oppure densificare in altezza senza toccare il bosco.
Rilocalizzazione su vere aree dismesse: Nell’ambito dell’Accordo di Programma, il Comune poteva negoziare la traslazione dei volumi dello studentato su aree realmente dismesse della città che attendono da anni una rigenerazione urbana (come l’area ex Fossati e Lamperti), salvaguardando il verde del Polo Istituzionale ed integrandolo come parco fruibile per il quartiere San Fruttuoso/Triante e per gli stessi studenti.
Invece di fare vera rigenerazione urbana su edifici già compromessi, si preferisce la strada più comoda: posare cemento dove la natura ha fatto il suo corso. Su questo, in nome della trasparenza, della salute dei monzesi e del buon senso pianificatorio, continueremo a batterci al fianco dei comitati e dei cittadini.»
Giada Turato
