Monza – Il Tribunale civile ha condannato la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua mamma per omissione terapeutica. Risarcimento record ai genitori di un bambino nato con una rara malattia e oggi invalido al 100%. Per i giudici se le terapie fossero iniziate tempestivamente il danno sarebbe stato evitato
Sarebbe bastato un intervento di tipo farmacologico e il neonato avrebbe avuto una vita normale ma tutto è andato nel peggiore dei modi. Il Tribunale civile di Monza nei giorni scorsi ha pubblicato la sentenza con cui a distanza di 14 anni ha condannato la «Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma» – poi confluita nell’Irccs San Gerardo nel 2023 – a pagare un maxi risarcimento al ragazzo, oggi 14enne, e ai suoi familiari, da 4 milioni 600 mila euro, tra danni e spese legali, a cui bisognerà sommare anche gli interessi maturati in questi anni.
Nel marzo del 2011 il bimbo era venuto al mondo con una malattia metabolica, iperammoniemia, un difetto del ciclo dell’urea che porta a un accumulo di ammoniaca nel sangue, tossica per il cervello. I sintomi emergono, stando al resoconto processuale, subito dopo la nascita e in uno dei tanti documenti clinici agli atti del processo era citato espressamente il «rischio metabolico» ma i medici non vanno in questa direzione diagnostica e quando dopo 3 giorni se ne rendono conto è ormai troppo tardi.
Il ragazzo oggi ha 14 anni e ha riportato danni cerebrali gravissimi, ha bisogno di continue cure e assistenza medica e sanitaria, e ha subito già un trapianto del fegato. L’Inps lo ha dichiarato invalido al 100% con tanto di indennità di accompagnamento.
Una vita spezzata, cambiata per sempre in modo irreversibile per un errore diagnostico che poteva essere evitato. Secondo il giudice Carlo Albanese, del Tribunale di Monza, che ha accolto il ricorso del legale della famiglia, l’avvocato Bruno Sgromo, non ci sono dubbi sulle responsabilità dei sanitari della Fondazione, per omissione terapeutica e ritardo diagnostico, perché avevano tutti gli elementi per formulare la corretta diagnosi ed evitare le terribili conseguenze della malattia metabolica. Dopo aver ricostruito l’intera sequenza degli eventi dalla nascita nel 2011 alla diagnosi corretta (tre giorni dopo la nascita) quando ormai il danno irreversibile si era già verificato. Per il giudice «un tale mancato tempestivo intervento ha avuto un ruolo fondamentale nella gravità del danno», ma c’è di più.
In sentenza il Tribunale monzese non ha compreso perché non sia stato avvisato per un consulto il «Centro malattie metaboliche» presente nello stesso ospedale dove ha sede la Fondazione, il San Gerardo. «Solo successivamente all’inquadramento neurologico effettuato, che aveva evidenziato una sofferenza cerebrale diffusa da iperammoniemia, è stato contattato il Centro malattie metaboliche e, purtroppo, solo alle ore 12 di tre giorni dopo la nascita è stata iniziata la terapia corretta», quando però non c’era più niente da fare.
Il danno, per i giudici di Monza, poteva e doveva essere evitato: «L’inizio più precoce della terapia, ovvero quando tutti gli elementi a disposizione dei sanitari orientavano per l’indicazione nell’avvio del trattamento, avrebbe portato ad una detossificazione precoce, rallentando l’accumulo dei livelli di ammonio nel sangue e riducendo così proporzionalmente il danno encefalico».
Per i periti del Tribunale l’inizio della terapia anche solo 12 ore prima, «avrebbe con elevata probabilità evitato un grave danneggiamento delle cellule cerebrali». A tali conclusioni il Tribunale civile di Monza è arrivato dopo aver visionato tutte le cartelle cliniche del ragazzo, ascoltato diversi testimoni, e disposto una perizia medico-legale.
Uno dei risarcimenti più alti grazie anche uno degli studi legali più importanti d’Italia, specializzato in casi di malasanità. L’avvocato Sgromo ha inteso sottolineare alcuni aspetti del dopo-sentenza: «Soddisfazione per un risarcimento record in materia di diritto sanitario e per i cosiddetti baby case, ma soprattutto perché la cifra consentirà una vita un po’ più tranquilla al ragazzo e ai suoi familiari che in questi anni hanno dovuto affrontare spese elevate per tutto ciò di cui c’era bisogno. Ora potranno mettere mano anche alla casa, eliminando le barriere architettoniche, e infine i genitori adesso hanno anche la garanzia per il ragazzo in termini di futuro, quello che viene definito il «dopo di noi», che è una delle tante preoccupazioni dei familiari di persone completamente invalide».
La Fondazione Monza e Brianza il Bambino e la sua Mamma («Mbbm») era un ente non profit nato nel dicembre 2005 per iniziativa dell’Ospedale San Gerardo di Monza, del Comitato Maria Letizia Verga Onlus e della Fondazione Tettamanti De Marchi, con la partecipazione dell’Università
degli studi Milano Bicocca e del Comune di Monza e riconosciuto dalla Regione Lombardia. Riuniva al suo interno i reparti materno-infantili e ha realizzato e gestito fino al 2023 il Centro Maria Letizia Verga che è sorto alle spalle del San Gerardo. Nello stesso anno, con l’istituzione dell’Irccs Fondazione San Gerardo, la Fondazione Mbbm è stata assorbita nell’Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico riconosciuto dal Ministero proprio per l’eccellenza in campo pediatrico.
Il presidente dell’Irccs Fondazione San Gerardo, Claudio Cogliati, non commenta la notizia del maxi risarcimento richiesto e si limita a ricordare che la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua mamma, pur confluita nell’Irccs, esiste ancora come ente giuridico e quindi un eventuale risarcimento non inficerà i conti dell’Irccs. Sarà la Fondazione a doverne rispondere. Dal canto suo, la Fondazione si sta confrontando con i legali dell’assicurazione che stanno seguendo la vicenda e non commenta il verdetto, ricordando che si tratta di una sentenza di primo grado.
( Fonte Corsera – Vincenzo Brunelli e Rosella Redaelli )