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Tumore al fegato, la sfida dopo l’intervento: fino al 70% dei pazienti rischia la recidiva


Il 13 maggio specialisti a confronto su come prevedere, prevenire e trattare il ritorno dell’epatocarcinoma


Monza – L’intervento chirurgico può rappresentare un passaggio decisivo
nella cura dell’epatocarcinoma, ma raramente coincide con la fine del percorso. Per molti pazienti, la fase più delicata inizia proprio dopo la rimozione del tumore: quella in cui si affronta il rischio concreto che la malattia si ripresenti.
Nel caso del tumore primitivo del fegato, tra i più diffusi e letali a livello globale, la recidiva
dopo resezione è un evento frequente, che coinvolge circa 7 pazienti su 10, con percentuali
che possono raggiungere livelli anche più elevati nel corso degli anni di follow-up. Un dato
che sta spingendo la comunità scientifica a ripensare profondamente l’approccio a questa
patologia.
Non esiste infatti un’unica forma di recidiva: il tumore può riemergere in tempi diversi, con
caratteristiche differenti e con modalità che richiedono ogni volta una valutazione specifica.
In questo contesto, la ricomparsa della malattia non viene più letta semplicemente come un
esito negativo, ma come una fase che impone una nuova analisi complessiva del paziente e
delle opzioni disponibili.
“L’epatocarcinoma appartiene ormai alla categoria di big killers fra i tumori dell’apparato
digerente – spiega Fabrizio Romano, professore associato di Chirurgia generale all’Università
degli Studi di Milano-Bicocca e responsabile della Chirurgia epatobiliare della Fondazione
IRCCS San Gerardo dei Tintori -. La recidiva, soprattutto dopo resezione, rappresenta una
sfida oncologica molto complessa ma nello stesso tempo il concetto di recidività della
malattia deve cambiare il nostro modo di affrontare questo tumore, non più secondo schemi
rigidi, ma mettendo in campo di volta in volta tutte le strategie che abbiamo a disposizione
per prevenire l’insorgenza della recidiva, per identificare i soggetti più a rischio e, quindi,
predire la sua comparsa, e per utilizzare i progressi oncologici, chirurgici e tecnologici per
trattarla nel modo migliore ed eventualmente multimodale, quando si presenta. Mettendo

in atto una medicina veramente multidisciplinare in cui tutti gli attori coinvolti si confrontino
ad ogni evento di recidiva e come una sorta di navigatore satellitare “resettino” e
“reimpostino” il percorso di trattamento del paziente verso la destinazione “cura”. Serve
quindi la capacità di ricalibrare ogni volta il percorso terapeutico, mettendo in campo tutte
le strategie disponibili”.
Un cambio di prospettiva che sarà al centro del convegno “La recidiva di HCC dopo resezione
chirurgica: predire, prevenire, trattare”, in programma il 13 maggio nell’Auditorium Pogliani
della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza.
I tre verbi scelti nel titolo sintetizzano l’evoluzione dell’approccio clinico. Predire significa
cercare di anticipare il rischio, anche grazie a strumenti innovativi come l’analisi avanzata
delle immagini, la patologia digitale e l’intelligenza artificiale. Prevenire vuol dire intervenire
già nelle fasi iniziali del trattamento, modulando le strategie chirurgiche e terapeutiche per
ridurre le probabilità di ritorno della malattia. Trattare, infine, implica disporre di un ventaglio
sempre più ampio di soluzioni quando la recidiva si manifesta, dalle nuove tecniche
chirurgiche mini-invasive alle terapie integrate.
Alla base di questo modello c’è un approccio multidisciplinare sempre più centrale: chirurghi,
oncologi, epatologi, radiologi e altri specialisti chiamati a confrontarsi in modo continuo per
adattare le decisioni cliniche all’evoluzione della malattia.
Il congresso di Monza riunirà esperti da tutta Italia con l’obiettivo di tradurre nella pratica
clinica quotidiana le innovazioni più recenti, riducendo il divario tra le possibilità offerte dalla
ricerca e la loro reale applicazione nei percorsi di cura.
Perché la sfida dell’epatocarcinoma non si esaurisce in sala operatoria, ma continua nel
tempo: nella capacità di aggiornare le strategie, riconsiderare le scelte e accompagnare il
paziente lungo un percorso che, sempre più, richiede flessibilità e visione integrata.

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Ricerca oncologica: al via il progetto Impact-All per terapie personalizzate nella leucemia linfoblastica acuta



L’IRCCS coordina un progetto da quasi 2 milioni di euro finanziato da Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica

Monza – La Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori (FSGT) ha
formalizzato la stipula della Convenzione con la Fondazione Regionale per la RicercBiomedica (FRRB) per l’avvio del progetto di ricerca “Innovative strategies for advanced
molecular and metabolic targeting of pediatric and adult acute lymphoblastic leukemia to
personalize treatments” (IMPACT-ALL – ID: 012024R0056), tradotto “Strategie innovative
per il targeting molecolare e metabolico avanzato della leucemia linfoblastica acuta
pediatrica e dell’adulto, finalizzate alla personalizzazione dei trattamenti”, selezionato
nell’ambito del Bando “From Bed to Bench: the way of innovation” (Dal letto del paziente al
laboratorio: il percorso dell’innovazione), edizione 2024.
Il progetto, di durata triennale e finanziato con un contributo complessivo di 1.999.800 euro,
rappresenta un’iniziativa strategica per lo sviluppo di approcci innovativi nella cura della
leucemia linfoblastica acuta, sia in età pediatrica sia adulta, con l’obiettivo di migliorare la
personalizzazione dei trattamenti e l’efficacia delle terapie.
Elemento centrale dell’iniziativa è il ruolo del prof. Giovanni Cazzaniga, coordinatore del
progetto, professore associato presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e
Responsabile dell’Unità di Genetica della leucemia della Fondazione Tettamanti, con cui la
Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori ha istituito la Piattaforma Tecnologica per lo
svolgimento di progetti di ricerca congiunti.
All’interno dell’Istituzione Capofila, FSGT, parteciperanno, sotto la guida del Prof. Cazzaniga,
anche i Ricercatori di Fondazione Tettamanti e del Dipartimento di Medicina dell’Università
di Milano Bicocca, con i quali la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori ha istituito le
Piattaforme Tecnologiche per lo svolgimento di progetti di ricerca congiunti, valorizzando,
attraverso un network multicentrico, competenze avanzate in ambito genetico e metabolico.
Il progetto vede la partecipazione, oltre alla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori in
qualità di Capofila, anche l’ASST Papa Giovanni XXIII come unico Partner, consolidando una
collaborazione di alto profilo nel panorama della ricerca biomedica lombarda.
L’iniziativa si inserisce nel solco della ricerca traslazionale promossa da FRRB, con l’obiettivo
di accelerare il trasferimento delle innovazioni dal laboratorio al letto del paziente. In questo
contesto, il contributo scientifico e la leadership del prof. Cazzaniga risultano determinanti
per sviluppare strategie terapeutiche sempre più mirate e basate sulle caratteristiche
molecolari della malattia, con particolare riferimento all’età pediatrica (area di
accreditamento di IRCCS), ma con estensione all’età adulta.
Alla Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori è destinata una quota di finanziamento pari
a 1.410.400 euro, mentre 589.400 euro saranno assegnati al partner di progetto, secondo
quanto previsto dal piano economico approvato dall’Ente Finanziatore FRRB.
Con l’avvio di IMPACT-ALL, la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori conferma il proprio
impegno nella promozione di una ricerca clinica d’eccellenza, capace di generare un impatto
concreto sulla qualità delle cure e sulla vita dei pazienti.

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S.Gerardo – Realtà virtuale contro il dolore: al centro prelievi arriva il visore 3.0


Donato da Abio Brianza un dispositivo che trasforma il prelievo di sangue in un’avventura immersivo

Monza – Trasformare la paura della puntura in un viaggio fantastico tra
scenari rilassanti e suoni piacevoli. È questo l’obiettivo dell’introduzione del visore di realtà
virtuale (VR) presso il Centro Prelievi Pediatrico, una rivoluzione tecnologica resa possibile
grazie alla generosa donazione dell’Associazione ABIO Brianza.
L’innovativo dispositivo medico è stato adottato con lo scopo di ridurre drasticamente l’ansia,
lo stress e la percezione del dolore nei bambini durante le procedure di prelievo venoso. Il
sistema agisce attraverso la “distrazione attiva”: una volta indossato, il visore isola il paziente
dall’ambiente ospedaliero, spesso percepito come ostile, sostituendolo con un mondo
virtuale immersivo che induce uno stato di profondo rilassamento. Contemporaneamente,
attraverso un tablet, il genitore può seguire il viaggio “immersivo” del proprio bambino.
I benefici sono molteplici: riduzione del dolore perché la stimolazione multisensoriale
impegna il cervello del bambino al punto da eliminare quasi completamente lo stimolo
doloroso della puntura, la percezione del tempo, perché durante l’immersione, la sensazione
del tempo rallenta, azzerando la noia e l’attesa tipiche dell’ambiente medico e l’interazione
semplice. Il bambino non è un soggetto passivo: le interazioni richieste nel mondo virtuale
potenziano l’effetto distraente, spostando l’attenzione lontano dagli aghi e dalle procedure
in corso.
Il visore sarà in uso già a partire dal mese di maggio.
“Si tratta di uno strumento all’avanguardia, già in uso in altri centri pediatrici di eccellenza,
che porterà enormi benefici ai nostri piccoli utenti – sottolinea il dott. Marco Casati, direttore
del Laboratorio analisi -. Siamo profondamente grati ad ABIO Brianza per questa preziosa
donazione. Questa iniziativa conferma la straordinaria sinergia e l’attenzione costante che
l’associazione dedica all’accoglienza e alla cura dei bambin
i”.

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San Gerardo | Dal Senegal la storia della piccola D. e del suo intervento

Dal Senegal a Monza, il viaggio di coraggio, scienza e umanità che ha coinvolto il San Gerardo con un ’intervento che ha sfidato i limiti della medicina

Monza – – Oggi la piccola D. sta meglio e ha già iniziato un percorso di riabilitazione che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile.
La sua storia e quella della sorellina T. è una storia che attraversa continenti, competenze e destini. Le due bambine, nate in Senegal, erano unite da una fusione cranio-encefalica tra le più rare e complesse mai documentate: ossa, tessuti cerebrali, vasi sanguigni intrecciati in un’unica struttura. Una condizione che nel mondo si presenta in un caso ogni 2,5 milioni di nascite e che, nella sua forma verticale totale, è ancora più eccezionale. Dal 1950, gli interventi di separazione riusciti si contano sulle dita di poche mani.
Quando sono arrivate in Italia, nel luglio 2024, il loro viaggio era già straordinario. Un volo dell’Aeronautica Militare le ha portate dal Senegal a Milano, poi un trasferimento AREU le ha condotte a Monza. Ad accoglierle, un’équipe che da mesi studiava il loro caso grazie alla collaborazione tra Smile House Fondazione ETS e World Craniofacial Foundation.
E grazie a Mouhamad Rassoul Dieng, Presidente e Fondatore della Fondazione Mouhamad Rassoul Dieng che ha finanziato tutto il percorso.
Un audit internazionale aveva indicato il San Gerardo come il luogo giusto: competenze neurochirurgiche e craniofacciali pediatriche di altissimo livello, unite alla capacità di lavorare in rete.
Da quel momento è iniziato un percorso fatto di attese, interventi preparatori, simulazioni tridimensionali, riunioni interminabili e scelte difficili. Il Sistema Sanitario Lombardo ha messo in campo una rete di eccellenze, con una squadra che ha lavorato come un unico organismo, coordinata dalla Direzione Generale Welfare e dall’Assessorato al Welfare.


Ma la medicina, a volte, non basta. Fin dall’inizio, le condizioni delle due bambine erano profondamente diverse. T., la più fragile, aveva una compromissione multiorgano severa ed era diventata dipendente dalla sorella per la funzione cardiocircolatoria. Nonostante questo, l’équipe ha scelto di tentare: offrire a entrambe una possibilità di sopravvivenza, anche se il rischio era altissimo. Questi bambini, nati in queste condizioni, hanno una probabilità di morte elevatissima nei primi anni di vita.
L’intervento finale è durato 40 ore. Due giorni e due notti in cui decine di professionisti – neurochirurghi, chirurghi craniofacciali, chirurghi plastici, anestesisti, rianimatori, cardiologi pediatrici, neuroradiologi, infermieri – hanno lavorato senza sosta, affiancati dagli specialisti statunitensi che hanno identificato il San Gerardo come il centro europeo adatto a questa sfida. Una maratona chirurgica in cui ogni gesto era decisivo.
Durante la fase più delicata, il cuore di T. non ha retto alla separazione vascolare. L’équipe ha lottato fino all’ultimo, ma la complessità della malformazione era troppo grande. La sua perdita ha segnato profondamente tutti. Ma ha anche dato un senso nuovo alla battaglia per salvare D., che ha superato l’intervento e oggi affronta un futuro che prima non esisteva.
La sua riabilitazione è appena iniziata, ma già rappresenta un traguardo: prima della separazione, le gemelline erano costrette all’immobilità; ora, per D., si apre la possibilità di muoversi, giocare, crescere.
Accanto alla dimensione clinica, questa storia è stata soprattutto un incontro umano. Nei mesi trascorsi in ospedale, tra la famiglia e il personale sanitario si è creato un legame profondo, fatto di fiducia, vicinanza e quotidianità condivisa. “Abbiamo incontrato persone eccezionali che ci hanno accompagnato in ogni momento”, raccontano i genitori. “Anche nel dolore, abbiamo trovato forza nella loro dedizione”.
“Per oltre quattordici mesi abbiamo lavorato come una sola squadra”, aggiunge l’équipe. “Abbiamo messo insieme competenze, esperienza e cuore, con un unico obiettivo: dare a queste bambine la migliore possibilità di vita”.
Oggi il caso del San Gerardo è un esempio di ciò che la sanità può essere quando scienza, etica, istituzioni e umanità si incontrano. Un intervento che non è solo un risultato clinico, ma la testimonianza di un sistema regionale capace di affrontare le sfide più complesse della medicina contemporanea.
“Regione Lombardia – ha affermato Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Regione Lombardia – vanta un organico di medici, infermieri ed esperti di tutte le professioni sanitarie estremamente motivati, che danno l’anima ogni giorno per coloro che hanno bisogno di aiuto. La vicenda di questo delicato intervento ne è l’esempio. Un esempio di cui essere


nella foto l’ Equipe internazionale_San Gerardo_Smile House Monza

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Inaugurata la Casa di Comunità di Brugherio

Inaugurata anche la Casa di Comunità di Brugherio: volontà e collaborazione portano risultati di qualità

Brugherio – La Casa di Comunità di Brugherio, situata in via J. e R. Kennedy 28 presso il “Centro Commerciale Kennedy”, si presenta con nuovi servizi e spazi rinnovati e ampliati.
Grazie agli interventi di ristrutturazione finanziati dal PNRR, dal 9 marzo 2026 presso la nuova sede sono stati trasferiti tutti i Servizi sanitari e sociosanitari previsti dal Decreto Ministeriale n. 77 del 2022 a favore della Comunità, già attivi presso la struttura di Viale Lombardia 270.
L’inaugurazione, aperta alla cittadinanza, si è tenuta nella mattinata del 13 aprile 2026. Presenti per ASST Brianza il Direttore Generale Carlo Alberto Tersalvi, il Direttore Sociosanitario Antonino Zagari, il Direttore Amministrativo Michele Brivio, il Direttore Sanitario Michele Sofia, il Direttore del Distretto di Monza Maria Giuseppina Marconi, la Coordinatrice della Casa di Comunità Lisa Panzeri e una rappresentanza di direttori e operatori; per il Comune di Brugherio il Sindaco Roberto
Assi, il vicesindaco Mariele Benzi, gli Assessori Carlo Nava e Jessica Petito e la Dirigente Settore Servizi alle Persone Maria Clotilde Mauri.
Presenti anche il Presidente del Consiglio Regionale della Lombardia Federico Romani e i Consiglieri Regionali Alessandro Corbetta, Jacopo Dozio e Fabrizio Figini; il Direttore Generale di ATS Brianza Paola Palmieri, oltre ai rappresentanti dei MMG, del Terzo Settore e delle Associazioni di volontariato.


Il Direttore Generale di ASST Brianza, Carlo Alberto Tersalvi ha dichiarato :
L’attivazione dei progetti PNRR è stata una priorità di questa Direzione fin dall’inizio e ha portato all’apertura anche di questa Casa di Comunità, realizzata ex novo nei tempi richiesti da Regione grazie al supporto dell’Amministrazione locale, del Consiglio regionale, di ATS e di tutti i nostri uffici.
Questa struttura è un luogo pubblico di accoglienza a disposizione dei cittadini, con servizi attivi, personale operativo e criteri del DM 77 rispettati. Quando c’è volontà e collaborazione, i risultati arrivano e sono di qualità. Il nostro obiettivo è rispondere concretamente ai bisogni della comunità.
In una realtà importante come Brugherio, questo presidio è fondamentale e, grazie alla capacità attrattiva che abbiamo sul fronte infermieristico, è stato già completato l’organico, anche per l’assistenza domiciliare su cui stiamo investendo molto. L’intento è continuare a implementare la Rete integrata con tutti i servizi del territorio.


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Monza – Al san Gerardo inaugurata la nuova Risonanza Magnetica da 1,5 Testa “elio-free”


È dotata di intelligenza artificiale ed esperienza immersiva


Monza – Un salto tecnologico decisivo per la diagnostica del territorio: presso
la Radiologia della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori è stata inaugurata questa
mattina la nuova Risonanza Magnetica (RM) da 1,5 Tesla.
L’installazione e la messa in opera del sistema, acquisito tramite i fondi del PNRR (Piano
Nazionale di Ripresa e Resilienza), è stato frutto di un intenso lavoro di squadra tra
Radiologia, Fisica sanitaria, Ingegneria Clinica e Ufficio Tecnico, con il coordinamento della
Direzione e rappresenta un avanzamento nel campo della diagnostica per immagini, unendo
sostenibilità, potenza di calcolo ed un comfort senza precedenti per il paziente.
“La nuova RM – dichiara il dott. Rocco Corso, direttore della Radiologia – si distingue per due
pilastri tecnologici: la sostenibilità “elio-free” e la potenza dell’Intelligenza artificiale”.
La vera rivoluzione dell’apparecchiatura infatti risiede nell’adozione di una tecnologia a
bassissimo contenuto di elio. A differenza dei sistemi tradizionali, che richiedono circa 1.500
litri di elio liquido per il raffreddamento del magnete, la nuova RM utilizza un sistema sigillato
con meno di 10 litri di elio. Questo si traduce in una serie di vantaggi azzerando i rischi di
dispersione del gas, riducendo drasticamente i costi di manutenzione e rendendo
l’apparecchiatura più leggera e sostenibile per l’ambiente.
La nuova RM inoltre, è equipaggiata con la più recente tecnologia di intelligenza artificiale
con software e algoritmi in grado di accelerare i diversi protocolli di acquisizione e di
ricostruzione delle immagini.
“Queste piattaforme – continua il dott. Corso – sfruttano un’innovazione capace di aumentare
la nitidezza delle immagini fino all’80% rispetto alle metodiche convenzionali con il risultato
di una maggiore precisione diagnostica in grado di individuare lesioni millimetriche,
fondamentali per la diagnostica in ambito oncologico. Inoltre i nuovi protocolli di acquisizione, riducendo i tempi di scansione fino al 30-50%, consentono una diminuzione
dei tempi di permanenza del paziente all’interno dell’apparecchiatura, quindi meno artefatti
da movimento”.
Tra le novità di questa RM c’è l’introduzione di un sistema integrato di ambientazione audio-
visiva e di illuminazione immersiva, studiato per abbattere lo stress, che trasforma la sala di
risonanza magnetica in un ambiente multisensoriale dotata di sistemi di illuminazione
biodinamica che migliorano l’esperienza sensoriale dei pazienti durante l’esame. Si va dalla
riduzione dell’ansia perché il paziente può richiedere di personalizzare l’ambiente scegliendo
temi visivi, colori e suoni rilassanti che vengono proiettati durante l’esame, alla
collaborazione attiva: un ambiente sereno riduce i movimenti involontari causati dal
nervosismo, migliorando drasticamente la qualità delle immagini e riducendo la necessità di
ripetere l’esame. Infine l’umanizzazione delle cure: la tecnologia non è più percepita come
“fredda” o minacciosa, a si adatta alla sensibilità dell’individuo, rendendo l’esame molto più
tollerabile anche per i pazienti claustrofobici o i più piccoli. Anche il tunnel (gantry) più ampio
e tecnologie per la riduzione del rumore acustico contribuiscono a rendere l’esperienza
dell’esame più confortevole. Una ambientazione in grado quindi di trasformare un momento
spesso vissuto con timore, soprattutto nella popolazione pediatrica, in un’esperienza di relax,
garantendo al contempo una diagnosi di altissima precisione.
“Con questa nuova RM da 1,5 Tesla – conclude il dott. Corso – possiamo elevare
ulteriormente la qualità del nostro lavoro clinico, potenziando in modo significativo la
diagnostica in ambito body e in settori specifici come il cardiologico, muscolo-scheletrico,
urologico, in ambito neuroradiologico e senologico, offrendo risposte sempre più rapide,
accurate e affidabili ai pazienti e ai colleghi clinici”.
“L’adozione di questa tecnologia conferma la volontà della Fondazione IRCCS San Gerardo
di investire in soluzioni innovative, sostenibili e ad alto valore clinico, orientate al
miglioramento della qualità delle cure ponendosi come centro di riferimento nella diagnostica
per immagini avanzata”, aggiunge il Presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei
Tintori Claudio Cogliati.

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Inaugurata la Casa di Comunità di Besana, una delle più grandi della ASST Brianza


Nuovi servizi e spazi rinnovati alla Casa di Comunità di Besana Brianza, situata in via Viarana 38 (ingresso da Via Manzoni) e punto di riferimento per un bacino di circa 56.700 cittadini dei Comuni di Besana Brianza, Carate Brianza, Renate, Briosco, Veduggio con Colzano, Verano Brianza.
Dallo scorso 16 marzo, infatti, la Casa di Comunità ha completato l’osservanza e l’assolvimento di tutti i requisiti standard previsti dal DM n. 77/2022, sia in termini di attivazione dei servizi previsti sia relativamente all’assetto organizzativo e al personale presente.
L’inaugurazione si è tenuta nella mattinata di ieri 9 aprile 2026. Presenti per ASST Brianza il Direttore Generale Carlo Alberto Tersalvi, il Direttore Sociosanitario Antonino Zagari, il Direttore Amministrativo Michele Brivio, il Direttore Sanitario Michele Sofia, il Direttore del Distretto di Carate Corrado Guzzon, la Coordinatrice della Casa di Comunità Silvia Galliani e una rappresentanza di direttori e operatori; per il Comune di Besana Brianza, il Sindaco Emanuele Pozzoli

LA CASA DI COMUNITÀ DI BESANA BRIANZA

Nello specifico, sono attivi:

  • gli sportelli Accoglienza-CUP per la prenotazione di visite ed esami specialistici, il rilascio e rinnovo esenzioni e le pratiche di scelta e revoca disponibili ora anche per i cittadini extracomunitari;
  • il Punto unico di accesso, che offre un servizio di orientamento e presa in carico per i bisogni sociosanitari;
  • l’Ambulatorio infermieristico gestito da infermieri di famiglia e comunità
  • il Punto prelievi dalle 7.30 alle 9.30 dal lunedì al venerdì.
    A questi servizi si aggiunge ora anche l’Ambulatorio Medico collegato al servizio di Continuità Assistenziale: in questo modo l’ambulatorio medico è attivo 7 giorni su 7, dal lunedì alla domenica, dalle ore 8.00 alle ore 24.00. Nei giorni di sabato, domenica e festivi è attivo il Servizio di Continuità Assistenziale H24. Per accedere all’ambulatorio medico è necessario chiamare il numero unico 116117 attivo h24 tutti i giorni. L’ambulatorio ha funzione anche di Ambulatorio Medico Temporaneo (AMT) per gli assistiti privi di Medico di Medicina Generale (per accedere chiamare il numero 039 6657199, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.00 per appuntamento).
    Sono altresì presenti gli ambulatori medici specialistici che ospitano diabetologa, pneumologa, cardiologa, geriatra, Epatologa (compresa attività ecografica), la Psicologia delle Cure Primarie e di Comunità. Altri Servizi presenti: la Neuropsichiatria Infantile, il Centro Psico Sociale, nonché la Comunità Terapeutica per Adolescenti. Si è in attesa di inserire con i prossimi bandi anche un medico specialista in Neurologia.
  • E’ presente una sala polifunzionale per riunioni, incontri d’equipe multiprofessionali, incontri di comunità e volontariato, oltre agli infermieri che si occupano delle Cure domiciliari e due assistenti sociali della Casa di Comunità.
  • La Casa di Comunità opera altresì in stretto raccordo con l’Ambito di Carate e con le associazioni di Volontariato e del Terzo Settore del territorio.

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Inaugurata la Casa di Comunità di Desio punto di riferimento per oltre 40.000 cittadini

Inaugurata la Casa di Comunità di Desio: un altro punto
fermo nella medicina territoriale
La Casa di Comunità di Desio, situata in via Ugo Foscolo n. 24 e punto
di riferimento per un bacino di circa 42.000 cittadini del Comune di
Desio, si presenta con nuovi servizi e spazi rinnovati e ampliati.
Aperta il 30/12/2024, grazie agli interventi di ristrutturazione finanziati
dal PNRR da dicembre ha terminato il suo completamento, sia per quanto
riguarda gli interventi strutturali e ambulatoriali, che per l’attivazione di
tutti i Servizi sanitari e sociosanitari previsti dal Decreto Ministeriale n.
77 del 2022 a favore della comunità.
L’inaugurazione si è tenuta nella mattinata del 1 aprile 2026. Presenti
per ASST Brianza il Direttore Generale Carlo Alberto Tersalvi, il Direttore
Sociosanitario Antonino Zagari, il Direttore Amministrativo Michele
Brivio, il Direttore del Distretto di Desio Francesca Ceccon, la
Coordinatrice della Casa di Comunità Viviana Bertacchi e una
rappresentanza di direttori e operatori; per il Comune di Desio, il Sindaco
Carlo Moscatelli. Presenti anche il Presidente del Consiglio Regionale
della Lombardia Federico Romani e i Consiglieri Regionali Alessandro Corbetta, Fabrizio Figini e Martina Sassoli, e il Direttore Generale di ATS Brianza Paola Palmieri.

Il Direttore Generale di ASST Brianza, Carlo Alberto
Tersalvi ha dichiarato:
“Con l’inaugurazione della Casa di Comunità di Desio mettiamo un altro
punto fermo nello sviluppo della medicina territoriale che stiamo
portando a compimento per offrire risposte sempre più adeguate alle
esigenze, non solo sanitarie ma anche sociosanitarie e sociali, dei
cittadini. Come ASST Brianza ribadiamo il nostro impegno affinché le
Case di Comunità siano luoghi di accoglienza e ascolto, delle “scatole
piene” di servizi in grado di garantire non solo la presa in carico ma anche
la presa in cura delle persone nella loro totalità” – dichiara il DG Tersalvi.
“Ringraziamo i Consiglieri Regionali per il supporto e la disponibilità che
continuano a dimostrare verso questo progetto. Oltre ai fondi PNRR, per
questa CdC sono stati stanziati altri 3.700.000 euro destinati alla
sistemazione della facciata e all’adeguamento del secondo piano, dove in
futuro troveranno sede la Neuropsichiatria Infantile e il Centro
Vaccinale”.

Ecco il commento del Direttore Socio Sanitario di ASST Brianza,
Antonino Zagari:
“Le nostre Case di Comunità si contraddistinguono per la capacità degli
operatori di accogliere con disponibilità e gentilezza chi ha bisogno di
assistenza e supporto” – dichiara il DSS Zagari. “Tutto cammina sulle
gambe delle persone, che in contesti come questo fanno davvero la
differenza. Un ringraziamento va anche a tutti i servizi di ASST Brianza
che a vario titolo lavorano “dietro le quinte” per raggiungere questi
risultati e rendere le strutture adeguate, funzionali e sempre più
complete. Ricordiamo a questo proposito la presenza in CdC del servizio
di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) per l’assistenza sanitaria
a problemi non urgenti, a cui si accede chiamando il numero gratuito
116117”.

Infine le dichiarazioni del Sindaco di Desio, Carlo Moscatelli:
“Oggi, inaugurando questo spazio di via Foscolo non stiamo solo
tagliando un nastro o proponendo l’apertura di un ufficio pubblico.
Stiamo aprendo le porte di una ‘casa’. E una casa, per definizione, è il
luogo dove ci si sente sicuri, dove si viene accolti e dove non si è mai soli –
racconta il Sindaco di Desio, Carlo Moscatelli – Vorrei fare un
ringraziamento agli operatori che lavoreranno qui, perché sono il volto
umano di questa struttura. Ai cittadini di Desio dico che questa è la loro
Casa di Comunità. Usatela, vivetela e sentitela vostra. Perché una
comunità è tale soprattutto quando si prende cura dei più fragili”.
Dichiarazione del Presidente del Consiglio regionale della
Lombardia, Federico Romani:
“L’inaugurazione della Casa di Comunità di Desio è un altro tassello della
riforma sociosanitaria varata da Regione Lombardia che trova attuazione
concreta sul territorio, restituendo centralità alle comunità. L’obiettivo è
il completamento della rete entro la fine di quest’anno, offrendo
assistenza di prossimità, neuropsichiatria infantile e servizi in grado di
rispondere alle esigenze dei lombardi, facendo risparmiare tempo ai
cittadini. Questa è la vera sfida che abbiamo di fronte. Un grazie va,
ovviamente, agli amministratori locali e ai vertici di ASST Brianza, ma
soprattutto al personale medico e sanitario chiamato a lavorare in questa
struttura, certo che saprà essere un valido punto di riferimento per utenti
e pazienti anche dal punto di vista umano”.

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Completata la Casa di Comunità di Macherio: nuovi ambulatori e servizi per i cittadini


Macherio – La Casa di Comunità di Macherio, punto di riferimento per un bacino di circa 50.000 cittadini dei Comuni di Macherio, Vedano al Lambro, Biassono, Sovico, Albiate e Triuggio, si presenta con nuovi servizi e spazi rinnovati e ampliati. Grazie agli interventi di ristrutturazione finanziati dal PNRR, da dicembre ha terminato il suo completamento, sia per quanto riguarda gli interventi strutturali e ambulatoriali, che per l’attivazione di tutti i Servizi sanitari e sociosanitari previsti dal Decreto Ministeriale n. 77 del 2022 a favore della comunità.
Per presentare i nuovi spazi e illustrare i servizi attivi, si è tenuto nella mattinata del 25 febbraio 2026 un incontro dedicato. Presenti per ASST Brianza il Direttore Generale Carlo Alberto Tersalvi, il Direttore Socio Sanitario Antonino Zagari, il Direttore del Distretto di Carate Brianza Corrado Guzzon, la Coordinatrice della Casa di Comunità Daniela Miceli, il dott. Andrea Fascendini del Dipartimento Cure Primarie e una rappresentanza degli operatori; per il Comune di Macherio, il Sindaco Franco Redaelli e l’Assessore al Bilancio e alla Cultura Daniela Rivolta. Presenti anche Samuele Consonni (Sindaco di Verano Brianza e

Presidente dell’Assemblea dei Sindaci del Distretto), Barbara Magni (Sindaco di Sovico), Luciano Casiraghi (Sindaco di Biassono), Claudia Cattaneo (Assessore ai Servizi Sociali di Triuggio), Filippo Viganò (Assessore alla Salute di Albiate), Ilaria Villa (Assessore ai Servizi Sociali di Vedano al Lambro).
“ASST Brianza è impegnata nell’attivazione di 17 Case di Comunità e 3 Ospedali di Comunità sul territorio ed entro il 31 marzo oltre l’80% delle strutture sarà aperto. La Casa di Comunità di Macherio è una delle prime a rispondere pienamente a tutti i criteri ministeriali sulla dotazione e sugli standard. L’open day di oggi rappresenta quindi il raggiungimento di un traguardo importante che ci permette di continuare a fornire al territorio risposte sempre più adeguate e vicine ai bisogni delle persone”, ha dichiarato il Direttore Generale di ASST Brianza, Carlo Alberto Tersalvi. “Prevenzione, diagnosi, terapia: la Casa di Comunità è certamente un punto di riferimento di prossimità per la salute dei cittadini, ma non solo: è anche un luogo dove trovare accoglienza, ascolto e accompagnamento grazie alla presenza di un’équipe multiprofessionale che ha a cuore il benessere della comunità”.
“La Casa di Comunità è una struttura che risponde alle esigenze concrete delle persone e siamo orgogliosi che Macherio ne sia dotata. L’ottima collaborazione con ASST ha permesso anche di affrontare velocemente le difficoltà iniziali ed oggi un numero crescente di cittadini conosce e utilizza i servizi offerti”, ha dichiarato il Sindaco del Comune di Macherio, Franco Redaelli.

CronacaSalute

Monza – Riceverato al San Gerardo il primo paziente in Lombardia affetto da “aviaria”

Monza –La Regione Lombardia ha identificato un caso di infezione da virus di influenza aviaria a in una persona fragile con malattie concomitanti proveniente da un paese extraeuropeo dove ha contratto l’infezione, e attualmente ricoverato al San Gerardo di Monza. Lo rende noto il ministero della Salute. “L’individuazione del primo caso europeo di influenza H9 in Lombardia non deve essere motivo di allarme per la popolazione”: ha voluto sottolineare l’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso.  Il paziente è ora in isolamento al San Gerardo di Monza. Il caso è stato riconosciuto “grazie alla sorveglianza epidemiologica attiva sul territorio regionale” afferma Bertolaso.
Si tratta di un ragazzo di circa 20 anni arrivato da un paese africano nella notte fra giovedì e venerdì scorso. Atterrato a Malpensa, ha spiegato Bertolaso, presentava dei sintomi di tipo influenzale con febbre molto alta e tosse ed è stato controllato e portato al pronto soccorso del San Gerardo. Qui è stato ricoverato con il sospetto che fosse un caso particolare di influenza, con gli esami che hanno confermato che si trattava di influenza aviaria.“Il paziente – ha aggiunto l’assessore – è attualmente ricoverato in isolamento all’Ospedale San Gerardo di Monza. Oltre al trattamento per l’infezione virale, l’equipe medica sta gestendo altre patologie concomitanti di cui il soggetto soffre”.
Tutte le persone che sono state in contatto con il ragazzo che ha contratto il virus dell’aviaria “sono state individuate e visitate. Sono state tipizzate e per fortuna non è stato accertato alcun caso di contaminazione fino ad oggi” ha detto l’assessore.  Il paziente non è in pericolo di vita e la popolazione “non corre nessun rischio” ha ribadito Bertolaso, sottolineando che il ragazzo “ha delle patologie concomitanti anche abbastanza serie, questo probabilmente avrà influito nel contrarre” il virus, ma “pur essendo un soggetto affetto da altre patologie, l’influenza aviaria non ha creato alcun pericolo di vita”.

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Cos’è il virus H9N2
L’H9N2 è un sottotipo del virus influenzale A, isolato per anni da anatre e polli e presente in uccelli, suini e altri animali in Europa e Asia. Le infezioni nell’uomo sono rare e, quando si verificano, appaiono caratterizzate da malattia di grado lieve.

La storia clinica di questo ceppo risale al marzo 1999, quando il Dipartimento della Salute di Hong Kong isolò per la prima volta il virus in due bambini ricoverati. Entrambi guarirono completamente. Da allora, sono stati documentati sporadici casi umani: tre nel 1999 e nel 2003, uno nel 2007 e un ultimo caso nel dicembre 2009, sempre a Hong Kong. Complessivamente, dall’identificazione del virus, sono stati confermati sei casi umani nella regione asiatica.

A differenza del più noto H5N1, che nel 1997 causò un’epidemia di influenza aviaria a Hong Kong con alti tassi di mortalità nel pollame, l’H9N2 non provoca elevata mortalità negli uccelli. Tuttavia, come l’H5N1, è considerato un virus che rappresenta una potenziale minaccia per l’uomo. Studi scientifici hanno dimostrato che solo poche mutazioni potrebbero renderlo in grado di trasmettersi più facilmente tra le persone.

Un ceppo da monitorare
L’H9N2 appartiene al gruppo dei virus influenzali aviari noti per aver causato infezioni umane, insieme a H5N1, H7N3 e H7N7. Sebbene il rischio per la popolazione sia attualmente ritenuto basso, la comunità scientifica internazionale mantiene alta l’attenzione sulla sua evoluzione, in particolare per la sua capacità di riassortimento genetico.

Il Ministero della Salute assicura che il sistema di sorveglianza nazionale resta attivo e che tutte le misure di prevenzione sono state tempestivamente avviate