Salute

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Lotta al virus sinciziale nei neonati: ricoveri diminuiti del 75% grazie all’immunizzazione

Lotta al virus sinciziale nei neonati: in ASST Brianza ricoveri diminuiti del 75% grazie all’immunizzazione


Le campagne vaccinali sono costantemente al centro delle azioni di ASST
Brianza in tema di prevenzione, in linea con le indicazioni di Regione
Lombardia e il Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV). I soggetti
più attenzionati sono i fragili, gli over 65, le categorie a rischio e i bambini.
Proprio per proteggere i più piccoli, oltre alla vaccinazione antiinfluenzale raccomandata nella fascia 6 mesi – 17 anni, anche quest’anno
prenderà il via la campagna di immunizzazione contro il Virus
Respiratorio Sinciziale (VRS), un patogeno virale molto contagioso e tra
le principali cause di bronchiolite e polmonite nei neonati e nei bambini
sotto i 2 anni.
Un’attività congiunta di prevenzione che continuerà a coinvolgere i Punti
Nascita ospedalieri, i Pediatri di Libera Scelta e i Centri Vaccinali,
con anticipo sulla data di partenza rispetto al 2025: dal prossimo 1°
settembre partiranno infatti le immunizzazioni nei Punti Nascita, dal 15
settembre presso i PLS ed i Centri Vaccinali.

Si tratta di una profilassi che finora ha garantito risultati più che
soddisfacenti in termini di riduzione di ricoveri e di gravità dei quadri
clinici osservati a partire dall’avvio della campagna, avvenuto il 1°
novembre 2024 in Regione Lombardia e in altre Regioni con la
somministrazione dell’anticorpo monoclonale (NirseviMab) a tutti i nuovi
nati da tale data, con il recupero anche dei nati da gennaio a ottobre
2024.
I dati forniti dal Servizio Epidemiologico di ATS Brianza confermano
infatti una diminuzione davvero significativa di ricoveri di neonati
entro l’anno di età residenti sul nostro territorio con diagnosi principale
o secondaria di infezione da VRS: si passa da un totale di 265 ricoveri nel
periodo epidemico ottobre 2023 – marzo 2024, ossia prima della
somministrazione dell’anticorpo, a meno della metà nel primo anno di
somministrazione (121 nella stagione 2024 – 2025), fino ai 67 ricoveri
registrati lo scorso inverno.
Questi ottimi risultati sono resi possibili dall’importante collaborazione
tra il Polo Ospedaliero e il Polo Territoriale di ASST Brianza e dall’impegno
di tutti i soggetti coinvolti, favorendo una copertura di immunizzazione
sulla popolazione target pari al 91,6%, maggiore rispetto all’88% di
Regione Lombardia.
“Questi risultati confermano quanto sia efficace e lungimirante integrare in
maniera virtuosa i servizi ospedalieri e territoriali, a beneficio della salute
dei nostri cittadini”, dichiara il Direttore Generale di ASST Brianza, Carlo
Alberto Tersalvi. “La prevenzione rappresenta una delle direttrici
principali su cui continuare a costruire la sanità del futuro e l’esperienza
dell’immunizzazione contro il virus sinciziale ne è una dimostrazione

concreta. Prevenire significa infatti tutelare e prendersi cura della salute
delle persone, ridurre la necessità di ricoveri ospedalieri e utilizzare in
modo sempre più appropriato le risorse disponibili, rafforzando così
l’offerta del sistema sanitario per rispondere in modo adeguato e
tempestivo ai bisogni della popolazione. ASST Brianza intende proseguire
con determinazione in questa direzione, promuovendo una cultura della
prevenzione ancora più capillare e integrata nei processi assistenziali”.

Ulteriori informazioni sulla campagna anti-VRS sono disponibili sul sito
Wikivaccini di Regione Lombardia:

Salute

Cardiologia pediatrica: al san Gerardo la sonda ecocardiografica per neonati e bambini


Esami diagnostici avanzati direttamente a Monza, evitando trasferimenti verso altri centri specializzati

Monza – Un importante passo avanti per la cardiologia pediatrica del
territorio e per l’assistenza ai più piccoli. Grazie alla generosa donazione dell’associazione
Brianza per il Cuore, da sempre vicina alle esigenze della Cardiologia della Fondazione IRCCS
San Gerardo dei Tintori di Monza, il Servizio di Diagnostica Cardiologica Ambulatoriale e
Cardiologia Pediatrica diretto dal dott. Giuseppe Trocino si è dotato qualche mese fa di una
modernissima sonda per ecocardiografia transesofagea (EcoTE) specificamente progettata
per l’età pediatrica e neonatale.
L’ecocardiografia transesofagea rappresenta uno strumento diagnostico fondamentale per
lo studio approfondito delle cardiopatie congenite e per la diagnostica differenziale nei
pazienti pediatrici. Grazie all’introduzione di una sonda miniaturizzata nell’esofago, è
possibile osservare il cuore da una posizione ravvicinata, senza l’interferenza delle strutture
ossee del torace, ottenendo immagini ad altissima definizione e informazioni diagnostiche
di grande precisione.
Fino a oggi, l’assenza di una strumentazione di dimensioni adeguate ai pazienti più piccoli
rendeva necessario il trasferimento dei bambini verso altri centri altamente specializzati. Con
l’acquisizione della nuova sonda, l’équipe di Cardiologia Pediatrica (dott.sa Maria Lucia Boffi
e dott.ssa Maria Bianchi Janetti) ha già eseguito con successo quattro procedure
direttamente presso il San Gerardo, garantendo elevati standard di sicurezza e riducendo
sensibilmente il disagio e lo stress emotivo per i bambini e le loro famiglie.
Questo importante risultato è stato reso possibile anche grazie alla preziosa collaborazione
del Servizio di Anestesia Ostetrica e Pediatrica diretto dalla dott.ssa Alessandra Moretto, il
cui contributo è essenziale per l’esecuzione delle procedure nei piccoli pazienti.
“La disponibilità di questa nuova sonda rappresenta un significativo avanzamento delle
nostre capacità diagnostiche – sottolinea il dott. Trocino -. Possiamo offrire ai bambini e ai
neonati un esame altamente specialistico direttamente nella nostra struttura, evitando
trasferimenti spesso complessi e garantendo una presa in carico più rapida, sicura e vicina
alle famiglie. Si tratta di uno strumento che migliora concretamente la qualità dell’assistenza
e amplia le possibilità diagnostiche a nostra disposizione”.
“Investire in tecnologie innovative dedicate all’età pediatrica significa rispondere in modo
concreto ai bisogni dei pazienti più fragili e delle loro famiglie – aggiunge il presidente della
Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Claudio Cogliati -. L’acquisizione della nuova
sonda si inserisce pienamente nel percorso di sviluppo dell’area materno-infantile e
pediatrica previsto dalla mission della Fondazione, con l’obiettivo di offrire cure sempre più
avanzate, accessibili e di qualità”.
L’introduzione della nuova tecnologia si inserisce infatti in un più ampio programma di
potenziamento dei servizi dedicati all’età pediatrica, confermando l’impegno della
Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori nel garantire percorsi di cura altamente
specializzati e centrati sui bisogni dei pazienti e delle loro famiglie.

Salute

Breast Unit, Pancreas Unit e Ginecologia Oncologica confermano l’eccellenza dei percorsi di cura

Monza, 28 luglio 2026 – Volumi chirurgici superiori agli standard regionali e performance
di eccellenza consolidano il ruolo della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori come
centro di riferimento nella rete oncologica lombarda.
La Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori conferma la propria posizione tra i centri di
riferimento della rete oncologica regionale grazie ai risultati raggiunti dalle tre principali
strutture dedicate alla presa in carico multidisciplinare dei pazienti oncologici: Breast Unit,
Pancreas Unit e la Ginecologia Oncologica. I dati di monitoraggio 2026 evidenziano il
raggiungimento e, in diversi casi, il superamento degli standard previsti da Regione
Lombardia, a conferma della qualità clinica, organizzativa e assistenziale delle équipe
multidisciplinari.
Per la Breast Unit, il risultato più significativo riguarda il volume di attività: 444 interventi
chirurgici per tumore della mammella, oltre tre volte il target regionale fissato a 135
interventi annui. Un dato che testimonia l’elevata attrattività del centro e la consolidata
esperienza dell’équipe nel trattamento del tumore mammario.
Anche la Pancreas Unit conferma standard di assoluto rilievo. L’unità registra una
mortalità operatoria a 90 giorni prossima allo 0%, ben al di sotto del limite previsto,
e raggiunge 66 interventi di resezione pancreatica nel triennio, superando il volume
minimo richiesto di 50 casi per i centri di riferimento regionali. Risultati che attestano
l’elevata qualità chirurgica e la sicurezza delle cure offerte ai pazienti con neoplasie
pancreatiche.
Performance positive anche per la Ginecologia Oncologica, che nel trattamento del
tumore ovarico registra un volume di interventi di molto superiore alla media regionale,
avendo già superato il target regionale di 30 casi, confermando una casistica ampia e
altamente specialistica.
“Oltre all’elevata numerosità della casistica di carcinoma mammario trattata ogni anno
presso l’IRCCS San Gerardo dei Tintori, che testimonia la consolidata esperienza della
Chirurgia Senologica e conferma la forte attrattività dell’Hub senologico monzese, i risultati
degli indicatori di qualità evidenziano eccellenti livelli di appropriatezza delle cure chirurgiche spiega il dott. Riccardo Giovanazzi, direttore della Breast Unit -. Tra gli aspetti più
rilevanti spicca il bassissimo tasso di reintervento sulla stessa paziente, tra i migliori a livello
nazionale, indice della precisione chirurgica e di una meticolosa progettazione
dell’intervento, della corretta pianificazione terapeutica e dell’elevata qualità dell’atto
chirurgico. Di particolare rilievo sono anche i risultati ottenuti nell’ambito della ricostruzione
mammaria immediata, effettuata contestualmente all’intervento demolitivo, a conferma di
un approccio che integra efficacia oncologica e attenzione alla qualità di vita della donna.
Valori particolarmente elevati emergono inoltre negli indicatori relativi alla presa in carico,
che misurano la continuità e l’organizzazione del percorso assistenziale. La Breast Unit del
San Gerardo garantisce infatti un accompagnamento strutturato della paziente lungo tutte
le fasi della cura, dalla diagnosi al trattamento, fino al follow-up e alla sorveglianza negli
anni successivi. Questi risultati sono resi possibili dall’impegno di un’équipe multidisciplinare
altamente qualificata, composta da professionisti specificamente formati nella gestione del
tumore della mammella, che operano in modo integrato per garantire standard di eccellenza
clinica, organizzativa e assistenziale”.
“L’obiettivo era rafforzare il ruolo dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori tra le Pancreas Unit
lombarde, aumentando il numero degli interventi e riducendo la mortalità peri-operatoria a
90 giorni – conferma il dott. Christian Cotsoglou, direttore della Chirurgia II a cui
afferisce la Pancreas Unit -. In tre anni abbiamo raddoppiato gli interventi chirurgici e
portato la mortalità a valori prossimi allo zero. Un risultato reso possibile dal lavoro di
un’équipe multidisciplinare, dal coordinamento del case manager e dal supporto della
Direzione Strategica e dall’organizzazione a rete voluta da Regione Lombardia. La presa in
carico integra anche la valutazione geriatrica, consentendo di personalizzare le cure in base
alla fragilità e all’età biologica del paziente. Oltre all’attività clinica, investiamo nella ricerca
per migliorare continuamente gli esiti e la gestione delle complicanze. I risultati raggiunti
rappresentano un’importante tappa di un percorso di crescita che prosegue con l’obiettivo
di offrire cure sempre più efficaci, sicure e personalizzate”.
“I numeri confermano il ruolo di Monza come uno dei principali centri di riferimento per il
carcinoma ovarico in Lombardia. Il volume di interventi eseguiti è nettamente superiore alla
media regionale, un dato che riflette la fiducia delle pazienti e della rete sanitaria nei
confronti di una struttura che da decenni rappresenta un punto di riferimento nella
ginecologia oncologica italiana – conclude il prof. Robert Fruscio, direttore della
Ginecologia -. La lunga tradizione clinica, chirurgica e di ricerca sviluppata dall’IRCCS San spiega il dott. Riccardo Giovanazzi, direttore della Breast Unit -. Tra gli aspetti più
rilevanti spicca il bassissimo tasso di reintervento sulla stessa paziente, tra i migliori a livello
nazionale, indice della precisione chirurgica e di una meticolosa progettazione
dell’intervento, della corretta pianificazione terapeutica e dell’elevata qualità dell’atto
chirurgico. Di particolare rilievo sono anche i risultati ottenuti nell’ambito della ricostruzione
mammaria immediata, effettuata contestualmente all’intervento demolitivo, a conferma di
un approccio che integra efficacia oncologica e attenzione alla qualità di vita della donna.
Valori particolarmente elevati emergono inoltre negli indicatori relativi alla presa in carico,
che misurano la continuità e l’organizzazione del percorso assistenziale. La Breast Unit del
San Gerardo garantisce infatti un accompagnamento strutturato della paziente lungo tutte
le fasi della cura, dalla diagnosi al trattamento, fino al follow-up e alla sorveglianza negli
anni successivi. Questi risultati sono resi possibili dall’impegno di un’équipe multidisciplinare
altamente qualificata, composta da professionisti specificamente formati nella gestione del
tumore della mammella, che operano in modo integrato per garantire standard di eccellenza
clinica, organizzativa e assistenziale”.
“L’obiettivo era rafforzare il ruolo dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori tra le Pancreas Unit
lombarde, aumentando il numero degli interventi e riducendo la mortalità peri-operatoria a
90 giorni – conferma il dott. Christian Cotsoglou, direttore della Chirurgia II a cui
afferisce la Pancreas Unit -. In tre anni abbiamo raddoppiato gli interventi chirurgici e
portato la mortalità a valori prossimi allo zero. Un risultato reso possibile dal lavoro di
un’équipe multidisciplinare, dal coordinamento del case manager e dal supporto della
Direzione Strategica e dall’organizzazione a rete voluta da Regione Lombardia. La presa in
carico integra anche la valutazione geriatrica, consentendo di personalizzare le cure in base
alla fragilità e all’età biologica del paziente. Oltre all’attività clinica, investiamo nella ricerca
per migliorare continuamente gli esiti e la gestione delle complicanze. I risultati raggiunti
rappresentano un’importante tappa di un percorso di crescita che prosegue con l’obiettivo
di offrire cure sempre più efficaci, sicure e personalizzate”.
“I numeri confermano il ruolo di Monza come uno dei principali centri di riferimento per il
carcinoma ovarico in Lombardia. Il volume di interventi eseguiti è nettamente superiore alla
media regionale, un dato che riflette la fiducia delle pazienti e della rete sanitaria nei
confronti di una struttura che da decenni rappresenta un punto di riferimento nella
ginecologia oncologica italiana – conclude il prof. Robert Fruscio, direttore della
Ginecologia -. La lunga tradizione clinica, chirurgica e di ricerca sviluppata dall’IRCCS San Gerardo dei Tintori insieme con l’Università di Milano-Bicocca ha dato vita a una vera scuola
di ginecologia oncologica, capace di coniugare elevata specializzazione, innovazione e
approccio multidisciplinare. Nella chirurgia del carcinoma ovarico esperienza e volume di
attività sono strettamente correlati alla qualità delle cure e agli esiti clinici: è proprio questa
consolidata esperienza che continua a rendere Monza un centro di riferimento per le pazienti
provenienti da tutta la Lombardia e da numerose altre regioni italiane”

Salute

Non basta sopravvivere: il San Gerardo accompagna il recupero dei pazienti dopo la Terapia Intensiva


Cresce il programma di Follow-up che oggi riunisce quattro percorsi specialistici

Monza– L’IRCCS San Gerardo dei Tintori rafforza il proprio programma di
Follow-up dedicato ai pazienti dimessi dalle Terapie Intensive, un percorso che accompagna
il recupero dopo la fase acuta e che oggi si articola in quattro ambulatori specialistici.
L’attivazione del percorso dedicato alla Terapia Intensiva Neurochirurgica da gennaio 2025,
completa infatti un modello assistenziale tra i più strutturati e consolidati a livello nazionale.
Nato circa dieci anni fa dalla Rianimazione Generale, il programma si è progressivamente
ampliato fino a coinvolgere i pazienti provenienti dalla Rianimazione Generale, dalla Terapia
Intensiva Cardiochirurgica, dall’Area Critica Generale e, più recentemente, dalla Terapia
Intensiva Neurochirurgica. Quest’ultimo percorso è rivolto ai pazienti sopravvissuti a gravi
eventi cerebrali acuti, come traumi cranici, ictus ed emorragie cerebrali, una popolazione
tradizionalmente esclusa dai programmi di follow-up perché le disabilità residue venivano
attribuite esclusivamente alla patologia neurologica. Pazienti che possono invece sviluppare
le conseguenze tipiche della sindrome post-terapia intensiva e necessitano quindi di una
presa in carico multidisciplinare che integri aspetti neurologici, cognitivi, funzionali,
psicologici e sociali.
Con oltre 500 pazienti seguiti nel tempo e circa 150-180 visite ambulatoriali ogni anno, il
programma rappresenta una delle esperienze italiane più consolidate in questo ambito.
Per decenni il successo delle cure nei reparti di Rianimazione è stato valutato soprattutto in
termini di sopravvivenza. Oggi, però, è sempre più evidente che salvare una vita rappresenta
soltanto il primo passo. Dopo la dimissione, molti pazienti affrontano infatti un percorso di
recupero che può durare mesi o anni e che coinvolge profondamente anche le loro famiglie.
La letteratura scientifica identifica queste conseguenze con il termine Post-Intensive Care
Syndrome (PICS), una condizione caratterizzata da deficit fisici, cognitivi e psicologici
conseguenti alla malattia critica e al ricovero in Terapia Intensiva. A questa si affianca la
PICS-Family (PICS-F), che descrive l’impatto psicologico e assistenziale sui familiari e sui
caregiver, chiamati spesso ad affrontare un improvviso cambiamento del proprio ruolo.
È proprio per rispondere a questi bisogni che la Fondazione IRCCS San Gerardo ha sviluppato
un programma strutturato di Follow-up, con l’obiettivo di identificare precocemente le
problematiche che possono emergere dopo la dimissione, monitorarne l’evoluzione e
indirizzare pazienti e famiglie verso i percorsi terapeutici, riabilitativi e assistenziali più
appropriati.
I pazienti vengono seguiti dagli stessi professionisti che li hanno assistiti durante il ricovero,
attraverso visite ambulatoriali fino a due anni dalla dimissione. Durante gli incontri vengono
valutati lo stato funzionale, gli esiti neurologici, le capacità fisiche e cognitive, il benessere
psicologico, la qualità della vita, il dolore, il grado di autonomia e il carico assistenziale del
caregiver. Il monitoraggio nel tempo permette inoltre di intercettare problematiche che
possono comparire anche molti mesi dopo la fase acuta, facilitando il collegamento con
specialisti ospedalieri, servizi riabilitativi e rete territoriale.
Ogni ambulatorio condivide la stessa filosofia assistenziale, ma costruisce percorsi
personalizzati sulla base delle caratteristiche dei diversi pazienti. Le esigenze di una persona
sopravvissuta a un grave trauma cranico, infatti, sono differenti da quelle di un paziente
trattato con ECMO per insufficienza respiratoria o ricoverato dopo un arresto cardiaco.
L’obiettivo comune rimane quello di favorire il miglior recupero possibile della qualità della
vita e il ritorno al proprio ruolo familiare, lavorativo e sociale.
Il Follow-up rappresenta inoltre uno strumento prezioso anche per i professionisti della
Terapia Intensiva. Ritrovare i pazienti dopo mesi consente infatti di comprendere gli esiti
reali delle cure, osservare il recupero oltre la fase acuta, migliorare le decisioni cliniche
durante il ricovero e rafforzare il rapporto di fiducia con pazienti e familiari.
Un altro elemento distintivo del progetto è il modello organizzativo medico-infermieristico:
medici e infermieri gestiscono insieme l’ambulatorio, mettendo a frutto la stessa integrazione
professionale che caratterizza il lavoro quotidiano nei reparti di Terapia Intensiva.
Con questo progetto l’IRCCS San Gerardo dei Tintori conferma la propria vocazione
all’innovazione clinica e organizzativa, trasformando il Follow-up in una parte integrante del
percorso di cura. Perché oggi il successo delle cure intensive non si misura più soltanto nel
numero di vite salvate, ma anche nella qualità della vita restituita ai pazienti e alle loro
famiglie

CronacaSalute

Gli Ospedali di Giussano e Limbiate saranno esternalizzati

Brianza – Riceviamo dall’ufficio stampa della CGIL BRianza questa nota :

“Al centro del confronto del 9 luglio, durante l’incontro tra l’Amministrazione di ASST Brianza, CGIL, CISL e UIL – con le rispettive federazioni del comparto sanità e dei pensionati, la decisione dell’azienda sanitaria di esternalizzare la gestione degli Ospedali di Comunità di Giussano e Limbiate; una scelta appresa a margine di un incontro dello scorso 10 giugno e priva di qualsiasi comunicazione preventiva.

L’Amministrazione di ASST ha giustificato la decisione sollevando il problema della grave carenza di personale, in particolare infermieristico, precisando che si tratterà di un appalto privato dei servizi di assistenza e non di una concessione della struttura, la cui titolarità resterà pubblica.

Una risposta sbagliata a un problema noto

Una giustificazione che non ha convinto le Organizzazioni Sindacali, che hanno espresso forti perplessità su una strategia che già in altri territori si è rivelata fallimentare.

«La carenza di infermieri e medici è nota e non la scopriamo oggi, ma la risposta a questo annoso problema non può essere l’esternalizzazione dei servizi» spiegano, in una nota congiunta, CGIL, CISL e UIL territoriali. «Soprattutto se, come in questo caso, non ci sono rassicurazioni sull’inquadramento contrattuale del personale che sarà impiegatoIl rischio concreto, in primis è la creazione di lavoratori di serie B a parità di servizi erogati ai cittadini. Ma anche l’applicazione di contratti al ribasso perchémedici, infermieri, OSS, assistenti sociali e fisioterapisti delle due strutture non saranno assunti con il CCNL della Sanità Pubblica. Questo comporterà meno tutele perché verranno applicati i contratti delle Cooperative sociali e Uneba, che non garantiscono gli stessi salari e gli stessi diritti dei dipendenti dell’ASST e sarà creata ulteriore precarizzazione attraversoun probabile ricorso alla libera professione per coprire i turni»

Attivato un tavolo di monitoraggio

A fronte delle dure contestazioni delle OO.SS., l’incontro si è concluso con l’impegno di monitorare da vicino l’evoluzione della situazione. Le parti hanno concordato di istituire un calendario di riunioni trimestrali per verificare l’andamento e la qualità dei servizi esternalizzati, vigilando affinché la sanità territoriale non venga depotenziata. “

Salute

L’Ospedale PIO XI di Desio al centro del confronto sulla diagnostica decentrata


Desio al centro dell’attenzione della medicina di laboratorio. Alcuni giorni fa l’Aula Magna dell’Ospedale Pio XI, ASST Brianza ha ospitato l’evento formativo da titolo “POCT: Governare il cambiamento” dedicato alla diagnostica decentrata e alle trasformazioni cliniche e organizzative legate alla crescente diffusione del Point-of-Care Testing, tra qualità, innovazione e nuovi modelli organizzativi.

L’iniziativa, diretta dal dott. Domenico Tripodi (Dirigente Biologo presso
il Laboratorio Ultraspecialistico di Patologia Clinica e Sostanze d’Abuso
di Desio, Specialista in Patologia Clinica e Biochimica Clinica e
recentemente Dottore di Ricerca) ha registrato una forte partecipazione
di professionisti sanitari, specialisti, rappresentanti istituzionali ed
esperti provenienti da differenti realtà – tra cui SIPMeL (Società Italiana
di Patologia Clinica e Medicina di Laboratorio) e SIBioC (Società Italiana
di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) – chiamati a
confrontarsi sui temi dell’appropriatezza clinica, della qualità, della
sicurezza e della governance degli esami diagnostici eseguiti vicino al
paziente.

Ad aprire i saluti di benvenuto è stato il Direttore Generale di ASST
Brianza Carlo Alberto Tersalvi, a conferma dell’attenzione dell’Azienda
verso un tema di crescente rilievo per l’organizzazione sanitaria. “E’
doveroso riflettere insieme sul ruolo di noi operatori sanitari di fronte a una
sfida sempre più centrale, in considerazione anche delle nuove esigenze di
cura emerse a seguito della pandemia Covid”, ha dichiarato il Direttore.
“Sinergia tra ospedali e territorio, presa in cura del paziente a 360 gradi,
razionalizzazione delle risorse, innovazione, formazione, sono aspetti su
cui è fondamentale confrontarsi per trovare un approccio condiviso sempre
più adeguato e funzionale ai bisogni sanitari in evoluzione. Il fatto che un
evento rilevante come questo si tenga a Desio non è un caso. Abbiamo
infatti il grande piacere di avere qui con noi il prof. Paolo Mocarelli,
responsabile del Laboratorio di Desio ai tempi del disastro dell’ICMESA che
dal 1976 ha visto il nostro ospedale – diventato poi il primo presidio
informatizzato d’Italia – al centro dell’enorme attività di monitoraggio e
sorveglianza della popolazione”.
Sono intervenuti anche il prof. Valerio Leoni, attuale Direttore del
Laboratorio Analisi di Desio del quale ha sottolineato la storia e la
tradizione scientifica, ricordando il lavoro svolto dai suoi predecessori, il
prof. Paolo Brambilla e il prof. Paolo Mocarelli, figure che hanno
contribuito in modo determinante alla crescita professionale e scientifica
della struttura. A quest’ultimo, definito «la storia del Laboratorio di Desio»,
il pubblico presente in sala ha tributato una sentita standing ovation,
segno della profonda stima e riconoscenza.
Hanno portato il proprio saluto anche la dott.ssa Graziella Bonetti,
Presidente di SIPMeL Lombardia, e la dott.ssa Sabrina Buoro, Presidente

nazionale di SIBioC e Direttore del centro regionale di coordinamento
della medicina di laboratorio Regione Lombardia.
“Governare il cambiamento significa non limitarsi a introdurre nuove
tecnologie, ma costruire intorno a esse un sistema capace di garantirne
appropriatezza, qualità, sicurezza e sostenibilità”, ha sottolineato il dott.
Tripodi. “Il POCT può rappresentare una straordinaria opportunità per
avvicinare la diagnostica al paziente, ma deve essere inserito in un
percorso coordinato dal laboratorio, fondato sulla formazione degli
operatori, sul controllo dei processi e sulla chiara definizione delle
responsabilità”.
Gli interventi hanno approfondito i principali aspetti della diagnostica
decentrata, tra cui i modelli di gestione, il controllo della qualità, la
tracciabilità dei risultati, la formazione degli operatori e la definizione
delle responsabilità professionali.
Tra i momenti centrali del convegno vi è stata una partecipata tavola
rotonda, che ha visto tra i protagonisti il Direttore Socio Sanitario di
ASST Brianza Antonino Zagari insieme agli specialisti e agli esperti del
settore.
Con questo evento, ASST Brianza e l’Ospedale di Desio testimoniano la
solidità della loro tradizione nel campo della medicina di laboratorio e la
capacità di riunire istituzioni, società scientifiche e professionisti attorno
ai temi dell’innovazione, della qualità e della sicurezza dell’assistenza.
“La partecipazione e la qualità del confronto dimostrano quanto sia sentita
la necessità di sviluppare una visione condivisa della diagnostica
decentrata», ha concluso il dott. Tripodi. «Da Desio emerge un messaggio

chiaro: innovare significa lavorare insieme, mettendo in rete istituzioni,
società scientifiche, professionisti, ospedale e territorio, per offrire al
paziente risposte più rapide senza rinunciare alla qualità, all’affidabilità e
alla sicurezza del risultato”.

Salute

Desio – Al via i cantieri per il potenziamento dell’Ospedale Pio XI

esio – Al via i cantieri per il potenziamento dell’Ospedale di Desio: oltre 26
milioni di euro per un ospedale più moderno ed efficiente
Si sono tenuti lo scorso 3 luglio 2026, presso il Presidio Ospedaliero Pio XI di
Desio, gli incontri organizzati dalla Direzione Strategica di ASST Brianza
per illustrare al personale e alla stampa locale gli interventi di
potenziamento, ampliamento e manutenzione che interessano l’ospedale.
Sono stati descritti gli interventi finalizzati a migliorare la sicurezza delle
strutture e degli ambienti di lavoro, la qualità dell’accoglienza,
l’accessibilità e l’efficienza dei servizi, l’innovazione tecnologica e il
benessere dei dipendenti, con l’obiettivo di rendere il Presidio sempre più
efficiente, moderno e vicino alle esigenze di pazienti, operatori e di tutta
la comunità.
A condurre gli incontri il Direttore Generale Carlo Alberto Tersalvi,
affiancato dai Direttori Amministrativo Michele Brivio, Sanitario Michele
Sofia e Socio Sanitario Antonino Zagari, insieme all’Arch. Sandro
Piadena, direttore della SC Gestione Tecnico-Patrimoniale e del
Dipartimento Area Amministrativa dell’azienda, che è entrato nel vivo
degli interventi e dei cantieri attivi.

Presenti alla conferenza stampa anche il Presidente del Consiglio
Regionale Federico Romani, i consiglieri Alessandro Corbetta e Luigi
Ponti, il Presidente Cobac Francesco Sicurello e i rappresentanti di alcune
realtà del territorio.
“Abbiamo ritenuto necessario organizzare questo incontro di condivisione
perché è il momento che l’Ospedale di Desio rinasca in termini strutturali,
soprattutto per quanto riguarda alcuni reparti strategici. I lavori in corso e
programmati per un totale di oltre 26 milioni di euro sono fondamentali per
garantire un servizio sempre più adeguato e sicuro”, ha dichiarato il
Direttore Generale Carlo Alberto Tersalvi. “L’intervento centrale è
l’ampliamento del Pronto Soccorso, progettualità che questa Direzione
Strategica è riuscita in questi due anni a portare avanti, grazie anche al
sostegno costante dei Consiglieri regionali. Il prossimo 20 luglio prenderà
quindi avvio il cantiere per il nuovo PS e a seguire quello per la nuova
Radiologia: un impegno importante che interesserà l’ospedale per i
prossimi due anni. Logistica, spostamenti, organizzazione del Presidio
verranno quindi rivisti e adattati per permettere la realizzazione delle opere
e al contempo mantenere i servizi attivi e funzionali, riducendo quanto più
possibile i disagi.”
Il Potenziamento del Pronto Soccorso di Desio prevede l’ampliamento
delle strutture esistenti e la realizzazione di una nuova Radiologia: si
tratta di un intervento imponente da oltre 13 milioni di euro, che
permetterà di ampliare la superficie del PS a 2500 mq e di accogliere a
regime circa 66mila pazienti l’anno. Anche la viabilità attorno all’ingresso

della nuova struttura verrà adeguata per favorire l’accesso da parte dei
mezzi di soccorso e dell’utenza.
Altri grandi progetti in corso di realizzazione sono l’installazione di sette
nuovi impianti elevatori (montacarichi e montalettighe), la
riorganizzazione dell’Area Dialisi con un nuovo Centro Dialisi e un nuovo
CAL, l’ammodernamento tecnologico degli impianti elettrici di media e
bassa tensione e alcuni interventi volti a migliorare l’accessibilità e la
sicurezza, tra cui l’adeguamento delle scale di emergenza laterali e
l’installazione di una nuova rampa di accesso all’ospedale che collegherà
il parcheggio con l’ingresso principale.
In fase di progettazione e di studio della fattibilità ci sono la
riorganizzazione centralizzata degli spogliatoi per i dipendenti, la
manutenzione straordinaria della mensa, una nuova camera mortuaria e
un ampliamento multipiano del parcheggio, interventi non ancora
completamente finanziati.
Già completati negli scorsi mesi sono invece gli interventi a favore della
nuova sede AREU interna al Presidio, dell’area Triage e MURG e del
consolidamento della passerella di collegamento tra il corpo A e il corpo
D dell’edificio.
“L’Ospedale Pio XI di Desio rappresenta da sempre un punto di riferimento
fondamentale per la sanità del territorio brianzolo e un presidio strategico
all’interno della rete del sistema sanitario lombardo”, ha dichiaro Federico
Romani, Presidente del Consiglio regionale della Lombardia.
“Investire nel suo potenziamento, nell’ampliamento degli spazi e nella
manutenzione delle strutture significa investire nella qualità delle cure,

nella sicurezza dei pazienti e nelle condizioni di lavoro dei professionisti
che ogni giorno vi operano con competenza e cuore. Questi interventi non
sono semplicemente opere edilizie, ma un tassello concreto di una visione
che punta a rendere la sanità lombarda sempre più moderna, efficiente e
capace di rispondere alle esigenze di un quadro demografico in continua
evoluzione. Garantire strutture all’altezza delle sfide del presente e del
futuro significa rafforzare un presidio essenziale per migliaia di cittadini e
confermare la volontà di continuare a investire in una sanità pubblica di
eccellenza, vicina alle persone e ai territori”.

Salute

“A casa dopo l’infarto”: un percorso di cura che continua oltre l’ospedale


Un progetto innovativo con supporto psicologico, educazione agli stili di vita e attività di gruppo


Monza – La cura del paziente cardiologico non si conclude con la dimissione
dall’ospedale. Con questo obiettivo è nato il progetto “A casa dopo l’infarto”, ideato dal dott.
Davide Corsi, cardiologo della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, e realizzato grazie
alla collaborazione e al sostegno dell’Associazione Brianza per il Cuore ODV-ETS.
L’iniziativa risponde a due bisogni fondamentali che emergono frequentemente dopo un
infarto, un arresto cardiocircolatorio o l’esordio di una grave cardiopatia. Da un lato, la
necessità di correggere in modo duraturo i fattori di rischio cardiovascolare che hanno
contribuito all’evento acuto; dall’altro, il bisogno di affrontare l’impatto emotivo e psicologico
che una malattia cardiaca può avere sulla vita della persona.
Molti pazienti, infatti, dopo il rientro a casa tendono gradualmente a riprendere le abitudini
precedenti: il fumo viene spesso abbandonato solo temporaneamente, il sovrappeso e
l’obesità rimangono difficili da gestire senza un supporto specifico e la sedentarietà continua
a rappresentare un ostacolo alla prevenzione di nuovi eventi cardiovascolari. Parallelamente,
l’esperienza della malattia può lasciare un segno profondo, generando ansia,
preoccupazione e, in alcuni casi, veri e propri sintomi riconducibili a un disturbo posttraumatico da stress.
Per offrire una risposta concreta a queste esigenze, il progetto, avviato nel 2024 e
progressivamente sviluppato negli anni successivi, propone incontri in piccoli gruppi
organizzati a breve distanza dalla dimissione ospedaliera, costruiti attorno ai bisogni reali
dei pazienti. “Dopo un infarto o un grave evento cardiaco il paziente non ha bisogno soltanto
di cure mediche e controlli clinici, ma anche di strumenti concreti per affrontare il ritorno
alla vita quotidiana – sottolinea Davide Corsi -. Con il progetto “A casa dopo l’infarto”
abbiamo voluto creare un percorso che accompagni le persone oltre la dimissione,
aiutandole a modificare i fattori di rischio cardiovascolare e a superare le paure che spess seguono l’esperienza della malattia. Il nostro obiettivo è trasformare un momento difficile in
un’opportunità di cambiamento e di prevenzione per il futuro”.
Il percorso coinvolge diversi professionisti e realtà del territorio:
Supporto psicologico, con il dott. Luca Mauri, per aiutare i pazienti a elaborare
l’esperienza della malattia e ritrovare fiducia nella ripresa di una vita attiva e consapevole.
Percorsi per smettere di fumare, guidati dal dott. Paolo Fortuna del Centro Antifumo,
con il supporto dei servizi dedicati alle dipendenze di ATS Brianza.
Consulenza nutrizionale, affidata alla dott.ssa Luana Molinari, per favorire cambiamenti
alimentari efficaci e sostenibili nel tempo, con particolare attenzione alla riduzione del peso
corporeo e dei fattori di rischio cardiovascolare.
“Ricomincia a camminare”, il Gruppo di Cammino settimanale organizzato nel Parco di
Monza dai volontari di Brianza per il Cuore, che promuove l’attività fisica regolare e offre
un’importante occasione di condivisione e sostegno reciproco tra persone che hanno vissuto
esperienze simili.
L’adesione al progetto avviene attraverso la segnalazione dei cardiologi curanti e viene
promossa direttamente nei reparti di Cardiologia e Unità Coronarica, anche tramite materiale
informativo dedicato ai pazienti e ai loro familiari. È inoltre possibile manifestare
volontariamente il proprio interesse alla partecipazione.
Tutte le attività sono rese possibili grazie al contributo di Brianza per il Cuore, l’associazione
impegnata dal 1995 nel sostenere progetti a favore dei pazienti cardiopatici all’interno
dell’ospedale e sul territorio, attraverso iniziative di prevenzione, informazione e promozione
della salute cardiovascolare.
Con “A casa dopo l’infarto”, la Cardiologia dell’IRCCS San Gerardo conferma il proprio
impegno nel prendersi cura della persona nella sua globalità, accompagnandola nel delicato
percorso di ritorno alla quotidianità e promuovendo una prevenzione efficace che guarda al
benessere fisico, psicologico e sociale.
“Da oltre 30 anni Brianza per il Cuore è al fianco dei pazienti cardiopatici e delle loro famiglie.
Abbiamo scelto di sostenere questo progetto perché crediamo che la prevenzione e
l’accompagnamento dopo la malattia siano fondamentali quanto le cure ricevute in ospedale.
Offrire occasioni di incontro, attività fisica, supporto psicologico e informazioni corrette
significa aiutare le persone a ritrovare fiducia e consapevolezza, riducendo il rischio di nuovi
eventi cardiovascolari”, aggiunge la presidente dell’Associazione Laura Colombo.


“Questo progetto rappresenta un esempio concreto di presa in carico globale del paziente,
che è uno dei principi cardine della nostra attività. L’eccellenza clinica deve essere
accompagnata da percorsi capaci di sostenere la persona anche dopo il ricovero, favorendo
il recupero della qualità di vita e l’adozione di comportamenti salutari. La collaborazione tra
professionisti sanitari, associazioni di volontariato e territorio dimostra quanto sia importante
costruire una rete che metta il paziente al centro”, conclude Claudio Cogliati, presidente
della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori.

Salute

Vimercate – Alla ASST Brianza va la “Stella della Donazione 2026”


Vimercate – Anche quest’anno ASST Brianza è stata premiata con la “Stella della
Donazione”, l’importante riconoscimento conferito da Fondazione
Trapianti ETS alle strutture del Servizio Sanitario Regionale lombardo
che si sono distinte per il proprio impegno nell’ambito della donazione
di organi e tessuti a scopo di trapianto.
La cerimonia di consegna si è tenuta lo scorso 28 maggio 2026 presso Palazzo
Pirelli a Milano, alla presenza delle Istituzioni, delle Associazioni attive
nel settore e dei rappresentanti delle aziende sanitarie premiate.
“Un risultato particolarmente significativo in quanto testimonia
l’attenzione, la sensibilità e l’impegno a favore della cultura della
donazione, un valore che ASST Brianza ha profondamente a cuore”,
dichiara il Direttore Generale Carlo Alberto Tersalvi. “Desidero
ringraziare tutti gli operatori coinvolti nel percorsi di donazione e trapianto
che, con professionalità e dedizione, portano avanti questo lavoro così
prezioso e fondamentale, reso possibile grazie alla generosità di persone e
famiglie che scelgono di donare compiendo un gesto di grande umanità”.

Nell’anno 2025 ASST Brianza ha registrato 218 donatori di cornee,
corrispondenti al 23% sul totale dei candidabili, dato in aumento rispetto
al 17% del 2024 e più che doppio dell’obiettivo regionale che richiede
almeno il 10%. La quasi totalità di questi prelievi è effettuata da un’équipe
locale, formatasi nel tempo grazie a un corso regionale e un tutoraggio
“sul campo”, la cui presenza consente tempi di prelievo più rapidi.
Si contano anche 2 donatori di tessuti (valvole cardiache, tessuti
muscolo-scheletrici e cute), l’8% sul totale dei candidabili (obiettivo
regionale almeno il 2%) e 5 donazioni da vivente di teste di femore,
prelevate durante interventi chirurgici di protesi di anca.
Inoltre, sono stati registrati 5 donatori di organi effettivi e due
“procurati”, cioè candidati ma esclusi, l’uno durante l’accurato e
articolato percorso di valutazione dell’idoneità e l’altro durante la
valutazione intraoperatoria, con il risultato di donazione di 4 fegati e 6
reni (di cui 2 giudicati non idonei alla successiva valutazione dopo il
prelievo e pertanto non trapiantati).
Questo conferma l’attenzione della rete trapiantologica verso un’accurata
valutazione dell’idoneità dei donatori, garantita da un percorso
strutturato ed articolato di esami clinici, ematici e radiologici sia durante
il prelievo, quindi in sede chirurgica, sia dopo l’effettivo prelievo, a tutela
dei riceventi.
Anche il Centro Regionale Trapianti della Lombardia ha espresso
riconoscenza al personale di ASST Brianza per l’impegno profuso
nell’anno 2025 nell’attività di procurement.

Il primo quadrimestre 2026 conferma l’attenzione e l’impegno di ASST
Brianza e del COP (Coordinamento Ospedaliero di Procurement) in
questo ambito: nei primi quattro mesi dell’anno si contano infatti 67
donatori di cornee, 3 donatori di tessuti, 3 donatori di teste di femore e 2
donatori di organi con prelievo di due fegati.
Inoltre, in occasione della Settimana Nazionale della Donazione che si è
celebrata lo scorso aprile, ASST Brianza ha attivato una serie di iniziative
di sensibilizzazione aperte alla popolazione per contribuire a diffondere la
campagna “Dai voce al tuo Sì. Scegli di donare”, promossa
dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Trapianti insieme alle
associazioni, amplificando così l’invito rivolto a tutti i cittadini a
informarsi per compiere una scelta consapevole sulla donazione

Salute

San Gerardo – Da Regione Lombardia 7.5 milioni per la Cell Factory Stefano Verri


Con il potenziamento del Laboratorio Stefano Verri la collaborazione tra IRCCS San Gerardo dei Tintori e Fondazione Tettamanti si consolida per rafforzare ricerca, produzione certificata e accesso alle terapie avanzate


Monza – Un’infrastruttura strategica per il futuro della medicina e un
investimento concreto sulla capacità del sistema pubblico di innovare: con l’approvazione del piano
quinquennale 2026-2030, Regione Lombardia consolida il ruolo della Fondazione IRCCS San Gerardo
dei Tintori di Monza, come hub regionale e riferimento nazionale per le terapie avanzate sia cellulari
che geniche. Al centro del progetto, il potenziamento della Cell Factory “Stefano Verri”, una
delle poche officine GMP (Good Manufacturing Practice, certificazione che garantisce qualità e
sicurezza nella produzione di farmaci) pubbliche in Italia autorizzate alla produzione di
medicinali per terapie avanzate (che comprendono, terapia cellulare, terapia genica e ingegneria
tissutale).

Un’infrastruttura chiave in cui lavorano da oltre vent’anni i ricercatori della Fondazione
Tettamanti, l’ente privato non profit che, con la Fondazione Maria Letizia Verga, ne ha promosso
la realizzazione con l’obiettivo di superare uno dei principali limiti del settore: la carenza di capacità
produttiva certificata, oggi fattore critico per lo sviluppo clinico e l’accesso dei pazienti alle terapie
avanzate.

Il piano, della durata di cinque anni e con un investimento complessivo di 7,5 milioni di
euro, punta a portare a pieno regime la produzione GMP, in particolare delle terapie geniche,
riducendone la dipendenza da operatori esterni internazionali, e rafforzando cosi l’integrazione tra
ricerca, sviluppo e applicazione clinica.

Giuseppe Gaipa ( nella foto sotto ) , direttore del Laboratorio “Stefano Verri” e responsabile dell’Unità di ricerca
Citometria e terapia molecolare del Centro di Ricerca Tettamanti – Fondazione Tettamanti, dichiara:

“La disponibilità di una Cell Factory pubblica pienamente operativa e certificata GMP rappresenta
oggi una condizione imprescindibile per tradurre la ricerca in cura. Questo piano ci consente di fare
un salto di scala, rafforzando la nostra capacità di sviluppare e produrre terapie avanzate
direttamente sul territorio, a beneficio dei pazienti”. I prodotti di terapia avanzata sono medicinali
biologici altamente innovativi che utilizzano cellule (o tessuti) modificate, anche geneticamente, per
trattare diverse malattie (oncologiche o ereditarie), agendo direttamente sui meccanismi biologici
alla base della patologia. Essi rappresentano una nuova frontiera della medicina, offrendo nuove
possibilità di cura anche in condizioni cliniche finora difficili da trattare.
Nell’ambito del progetto regionale è inoltre prevista la realizzazione di due studi clinici pilota su
malattie genetiche rare, l’ampliamento della pipeline di terapie geniche, il rafforzamento dei sistemi
di qualità e l’ulteriore sviluppo di competenze altamente specializzate, in particolare nel campo del
bioprocess engineering.
Dal punto di vista strutturale è già in corso un sostanziale ampliamento della Cell Factory che porterà
a nove il numero complessivo di unità produttive (singole camere indipendenti di produzione),
aumentando significativamente la capacità di sostenere studi clinici sperimentali. Tale ampliamento
si è reso possibile grazie al contributo della Fondazione Tettamanti che ha sviluppato negli ultimi
anni numerose collaborazioni scientifiche alla base dei successivi trial clinici sviluppati con ATMP.


“Non si tratta solo di potenziare un laboratorio – dichiara Andrea Biondi, direttore scientifico della
Fondazione Tettamanti – ma di costruire una piattaforma integrata in cui ricerca, produzione e clinica
dialogano in modo continuo. Le terapie avanzate richiedono un modello organizzativo
completamente nuovo, capace di accompagnare l’intero percorso, dal trasferimento tecnologico alla
somministrazione al paziente. La possibilità di integrare competenze scientifiche, cliniche e
produttive nello stesso contesto scientifico è ciò che permette di accelerare realmente l’innovazione
e renderla accessibile in tempi rapidi alle necessità dei pazienti nel rispetto del quadro regolatorio”.
“Costruire capacità produttiva interna significa anche maggiore sostenibilità e maggiore equità –
aggiunge il presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori Claudio Cogliati -. Vuol dire
garantire tempi più rapidi, costi più controllati e soprattutto accesso più diretto alle cure per i
pazienti”.
Con questo piano, i ricercatori del San Gerardo e della Fondazione Tettamanti si candidano a
diventare un punto di riferimento nazionale ed europeo nel campo delle terapie avanzate,
contribuendo a posizionare la Lombardia tra i sistemi più avanzati nella medicina del futuro.

La storia del Laboratorio

La Cell Factory “Stefano Verri”, inaugurata nel 2003, è stata realizzata per iniziativa della Fondazione
Tettamanti, del Comitato “Maria Letizia Verga” (oggi Fondazione) e del Comitato Stefano Verri,
quindi donata alla Azienda ospedaliera San Gerardo di Monza (oggi IRCCS San Gerardo dei Tintori).
Nel 2007 il laboratorio ha ottenuto dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) l’autorizzazione alla
produzione di farmaci per terapie avanzate. Nel 2017, a seguito di adeguamento strutturale,
l’autorizzazione AIFA è stata estesa ai medicinali per terapia genica e nel 2024 è stata ulteriormente
integrata alla terapia genica con vettori virali (requisito esclusivo tra le cell factory accademiche
pubbliche). La tipologia di prodotti medicinali puo’ variare dalle cellule CAR alle staminali neuronali,
alle mesenchimali e molto altro a seconda del contesto clinico e delle specifiche domande degli
sperimentatori.
Il ruolo della Fondazione Tettamanti in quasi venti anni è stato fondamentale non solo per gli
investimenti strutturali, di attrezzature scientifiche, del personale ma anche per la ricerca che ha
portato allo sviluppo e all’applicazione di una nuova piattaforma di produzione di CAR-T, basata su
cellule da donatore, e non da paziente, con un metodo non virale.
Nei suoi quasi venti anni di attività la Cell Factory “Stefano Verri” ha prodotto oltre 480 lotti di
medicinali di terapia avanzata (sia clinici che di sviluppo e convalida) con un grado di rilascio
(raggiungimento delle specifiche di qualità) superiore al 95%. I pazienti che ne hanno
beneficiato sono stati oltre 250, tutti arruolati in protocolli di studio autorizzati o in accordo a
trattamenti individuali previsti delle normative vigenti.