CronacaSanità

DESIO – OSPEDALE : NUOVI SPAZI PER IL PRONTO SOCCORSO PEDIATRICO

Nuova OBI, Osservazione Breve Intensiva, e nuovi spazi per il pronto soccorso pediatrico all’Ospedale di Desio.

DESIO  – L’OBI è un’area del Pronto Soccorso  in cui sono ospitati i pazienti che non necessitano di un ricovero immediato, ma di una terapia con osservazione clinica o di ulteriori approfondimenti diagnostici prima di un eventuale invio in reparto (in genere, poco meno del 10% dei casi) o della dimissione.

La nuova Osservazione di Desio (al piano terra del Corpo B dell’Ospedale) ha attualmente una dotazione di 6 posti letto (ne sono previsti prossimamente altri quattro).

Gli ambienti sono stati assolutamente riqualificati: qui sono stati allestiti supporti tecnologici di ultimissima generazione.

I letti sono tutti monitorati e dispongono di un sistema di telemetria che consente ad ogni istante la rilevazione a distanza di tutti gli indicatori che interessano il paziente in osservazione. “Gli standard di sicurezza rispetto al passato, dunque – spiega il primario Isabella Rivasono notevolmente aumentati e al massimo livello attuale”.

Tra le dotazioni dei posti letto anche un sollevatore automatico per una migliore mobilizzazione del paziente obeso.

Anche il nuovo pronto soccorso pediatrico (in precedenza era situato presso il reparto) è adiacente agli ambienti dell’emergenza-urgenza dell’ospedale. Il che consente ai pediatri di operare con contatti più puntuali con gli operatori medici e infermieristici del Pronto Soccorso.

Assolutamente inedita è l’OBI pediatrica, con due posti letto.


 

Il pronto Soccorso di Desio registra una media di 65.000 accessi all’anno, ovvero 180 al giorno, con un bacino di utenza amplissimo. Negli ultimi 15/20 giorni si è arrivati a 200/220 accessi quotidiani: responsabile in primis i virus respiratori.
“Il fatto è che in PS – dice il primario – riscontriamo come la domanda di salute sia spesso anche domanda di assistenza, cura, presa in carico con tutte le problematiche di carattere sociale che i diversi casi si portano dietro. Penso agli anziani o ai grandi anziani, spesso soli; penso all’interlocuzione frequente che abbiamo, con gli assistenti sociali in ospedale e sul territorio”.
“E poi – racconta Isabella Riva- c’è la questione dell’aumento dell’aggressività in PS e delle pretese talvolta violente e ingiustificate nei confronti degli operatori impegnati generosamente e in modo straordinario, anche tra criticità, per una presa in carico del paziente che è molto più complessa rispetto al passato. Sono azioni e comportamenti che in taluni casi si scaricano sugli ambienti e i beni tecnologici della nostra struttura: beni comuni, che appartengono a tutti. Non è accettabile e non è giusto”.