Arcore – Sulla “Via Frocis” del Brianza Pride 2025 il commento degli organizzatori
Arcore – Dopo il deposito di una mozione presentata dal centrodestra presso il Comune di Lesmo in cui si chiede che la sindaca Sara Dossola si scusi per la partecipazione al Pride, il comitato organizzatore dell’evento, attraverso una nota stampa, ha commentato:
“Colpisce innanzitutto il tempismo: la mozione giunge a oltre quattro mesi di distanza dal Brianza Pride 2025, svoltosi nelle vie di Arcore. Uno “scoppio ritardato” che appare quanto mai singolare e che solleva più di un interrogativo sulla reale urgenza e fondatezza dell’iniziativa.
Ancora più grave risulta la narrazione distorta e impropria di quanto accaduto durante la manifestazione. Nel testo della mozione, infatti, si afferma testualmente che «la manifestazione ha prodotto una assai sgradevole e niente affatto simpatica parodia della cerimonia religiosa cristiana della Via Crucis del Venerdì Santo prima della Santa Pasqua, definita molto infelicemente Via Frocis, nonché il percorso di allestimento, in varie strade e piazze del Comune di Arcore, di una serie di sei “stazioni”, corredate da presunte rappresentazioni goliardiche e altrettanto discutibili messe in scena teatrali, costruite sulla falsariga di quelle previste dalla ritualità della cerimonia religiosa pre-pasquale».
Si tratta di un’affermazione gravissima, priva di qualsiasi fondamento nei fatti e facilmente smentibile attraverso la documentazione disponibile. Il Brianza Pride è stato un evento ampiamente seguito e raccontato dalla stampa locale e nazionale, con dirette video tuttora fruibili online. Tutti i discorsi ufficiali sono stati pubblicati integralmente sul sito dell’organizzazione come avviene ogni anno per garantire la massima accessibilità, trasparenza e correttezza informativa. Prima di redigere una mozione di tale portata, sarebbe stato doveroso verificare la veridicità dei contenuti riportati. Ci chiediamo, sinceramente, se almeno una riga di quei materiali sia stata letta o ascoltata dato che abbiamo registrato i discorsi anche per le persone con disturbi specifici dell’apprendimento e persone cieche.
In merito alla dicitura “Via Frocis”, ribadiamo con chiarezza che si è trattato di una risposta satirica e politica alle dichiarazioni del cardinale Müller, rilasciate a ridosso del Pride contro la comunità LGBTQ+, in un momento particolarmente significativo, segnato dalla concessione del Giubileo alla comunità stessa da parte di Papa Francesco. Ogni tentativo di strumentalizzare tale gesto, isolandolo dal contesto, appare pretestuoso e fuorviante.
Questa mozione arriva inoltre in un momento storico drammatico. Gennaio 2026 è segnato da una vera e propria mattanza delle persone LGBTQ+ in diverse parti del mondo. In Iran sono in corso esecuzioni pubbliche, con migliaia di persone tra le quali moltissime lesbiche, gay e queer trucidate. Solo pochi mesi fa, il 20 novembre, abbiamo celebrato il TDOR – Transgender Day of Remembrance – ricordando oltre 300 persone trans uccise nell’ultimo anno solare, alcune brutalmente squartate in pubblico. In questo contesto, una mozione che alimenta sospetti, distorsioni e accuse infondate appare non solo fuori tempo, ma profondamente inopportuna.
Chiediamo con fermezza: dove sarebbe avvenuta questa presunta parodia della Via Crucis? Non esiste alcuna rappresentazione di tal genere all’interno del Brianza Pride. Questo è un fatto oggettivo, verificabile attraverso video, cronache giornalistiche e testimonianze dirette. L’intera manifestazione si è svolta sotto l’attento controllo delle forze dell’ordine, con un imponente dispiegamento di sicurezza che ha seguito tutti i carri.
Probabilmente i consiglieri di minoranza si sono persi anche un dettaglio fondamentale: il sindaco di Arcore, Maurizio Bono, ha seguito l’intera manifestazione dal centro di coordinamento della Polizia Locale, monitorando costantemente ogni fase dell’evento. Precisiamo che il sindaco Bono non è un nostro alleato politico, né parte dell’organizzazione del Brianza Pride; proprio per questo la sua eventuale testimonianza risulterebbe ancora più significativa. Neppure lui ha avuto modo di riscontrare quanto i consiglieri dichiarano di aver visto ( lo avrebbe segnalato seduta stante), semplicemente perché quell’allestimento goliardico e quelle messe in scena teatrali non sono mai esistite. Se vi sono dubbi, basterebbe una semplice telefonata al sindaco Bono per ottenere conferma diretta della totale infondatezza di tali affermazioni.
Sarebbe stato altresì sufficiente consultare la DIGOS o la Questura di Monza e Brianza per accertare la veridicità dei fatti. Se quanto scritto nella mozione non corrisponde al vero – e non corrisponde – esistono i presupposti per una denuncia per diffamazione. Una causa che non temiamo e che affronteremmo con assoluta serenità, certi di poter dimostrare, documenti alla mano, la falsità delle accuse.
Riteniamo tuttavia che vi siano ancora i tempi tecnici per evitare che simili affermazioni vengano cristallizzate in atti pubblici. Ci auguriamo prevalga il buon senso e il senso di responsabilità istituzionale. Invitiamo pertanto i consiglieri firmatari, qualora non intendano incontrare direttamente gli organizzatori del Brianza Pride, almeno a consultare i materiali ufficiali e le prese di posizione delle numerose associazioni brianzole che hanno partecipato all’edizione 2025. La verità dei fatti è sotto gli occhi di tutti: basta avere la volontà di guardarla.
Probabilmente i consiglieri di minoranza non hanno reali argomenti politici con cui confrontarsi con la sindaca di Lesmo e hanno quindi scelto di utilizzare strumentalmente il Brianza Pride per meri scopi di polemica locale. Questo non va affatto bene. È un metodo nocivo, non tanto e non solo per la comunità LGBTQ+, che quotidianamente subisce attacchi omofobi e discriminazioni, ma soprattutto per la comunità di Lesmo, privata così di un confronto politico serio, costruttivo e orientato al bene comune. Se non avete nulla da dire, nulla da proporre, nulla da migliorare, ditelo chiaramente: non avete di che parlare, punto.
Constatiamo inoltre, sulla base di otto anni di attivismo LGBTQ+ in Monza e Brianza, che una parte di chi si oppone ideologicamente al Pride cerca sistematicamente qualsiasi pretesto per attaccarlo. Qualsiasi. Siamo convinti che anche se avessimo scelto come slogan gli unicorni o gli orsetti arcobaleno, ci sarebbe stato comunque da ridire anche sugli unicorni e sugli orsetti arcobaleno. Perché il problema, evidentemente, non è ciò che si dice o come lo si dice, ma il semplice fatto che esistiamo, che ci rendiamo visibili, che rivendichiamo dignità, diritti e cittadinanza piena.”
