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Sport

SEREGNO – LO STADIO SI RIFA’ IL LOOK PER INIZIARE IL CAMPIONATO IN SERIE C

SEREGNO«L’input che abbiamo dato alle ditte che stanno lavorando è di terminare il prima possibile, perché noi vogliamo giocare qui allo stadio Ferruccio già nel primo turno di Coppa Italia alla metà di agosto». Davide Erba, presidente del Seregno, ha delineato in questo modo il passaggio più significativo del sopralluogo allo stadio Ferruccio, svoltosi mercoledì pomeriggio, per analizzare lo stato di avanzamento degli interventi necessari per l’adeguamento dell’impianto ai parametri previsti per la serie C.
All’appuntamento hanno partecipato anche il vicepresidente Leonid Arma, il sindaco Alberto Rossi ed il progettista Roberto Pozzoli. Le opere stanno procedendo a buon ritmo.
Sul lato est, che sarà riservato alla tifoseria ospite e conterà su circa 700 posti, le tribunette sono state impermeabilizzate, per risolvere la problematica delle infiltrazioni nei magazzini sottostanti che si trascinava da parecchio. Uno di questi è destinato ad ospitare un punto di ristoro. Inoltre, sono state sigillate le crepe che si erano aperte nella base in cemento della tribunetta in tubolare, circostanza che finalmente permetterà un utilizzo della struttura, indispensabile per il raggiungimento della soglia dei 2mila posti a sedere. Da questa tribuna, come dalla tribuna centrale, sono stati inoltre già eliminati i seggiolini precedenti, non a norma, che presto saranno sostituiti dai nuovi. La fornitura è stata prenotata e si attende che venga consegnata. Sul lato della tribuna centrale, si sta procedendo alla chiusura dei buchi che i seggiolini hanno lasciato in eredità ed alla sistemazione della pavimentazione nei punti più critici.

Qui i nuovi seggiolini disegneranno la scritta SEREGNO in bianco, su uno sfondo azzurro, e saranno realizzate un’area per i giornalisti ed un’area Vip, oltre allo spazio che accoglierà gli operatori incaricati delle riprese televisive. È inoltre allo studio anche l’installazione di box privati per gli sponsor. Nel tunnel che porta dagli spogliatoi al campo, è stata rifatta l’impermeabilizzazione e presto sarà posata una pavimentazione antisdrucciolo. Il locale all’ingresso degli stessi spogliatoi dall’androne al di sotto della tribuna centrale sarà ampliato, incorporando un’area oggi delimitata da un colonnato, così da ricavare una sala per le interviste, mentre si provvederà al recupero di una sala per l’antidoping e di uno spogliatoio per arbitri o assistenti di sesso femminile. Al primo piano sarà invece collocato uno spazio stampa, dove i giornalisti potranno materialmente scrivere ed inviare nelle redazioni delle rispettive testate i loro pezzi. I lavori non risparmieranno infine il campo di gioco, le cui dimensioni saranno ridotte di un paio di metri, con contestuale installazione di nuove panchine, non solo per i giocatori, ma anche per il quarto uomo. In più, e questa è la vera novità della giornata, sarà rifatto per intero l’impianto di illuminazione.

Il presidente Davide Erba ha firmato pochi giorni fa un contratto con una società del gruppo Eni, per un importo complessivo di mezzo milione di euro, pagabile in 10 anni, per un intervento che non si limiterà al potenziamento dei pali esistenti, ma contemplerà ventiquattro nuove postazioni luminose lungo la tribuna centrale: l’esecuzione è calendarizzata in agosto e richiederà una settimana. Ovviamente, questo determinerà come conseguenza un’impennata dei costi. «Avevamo preventivato per l’impianto 100mila euro -ha commentato il sindaco Alberto Rossi-, da dividere a metà tra Seregno ed amministrazione. Qui si è scelto uno standard qualitativo superiore e perciò il preventivo complessivo di 400mila euro è stato sforato. Siamo costantemente al tavolo con la società e con i tecnici del Comune vogliamo capire come integrare la convenzione già sottoscritta, che stimava in 200mila euro il contributo comunale».

Il presidente Erba ha comunque evidenziato che «questo contratto comprende anche la videosorveglianza ed una manutenzione decennale».

Di suo, l’architetto Pozzoli ha garantito il massimo impegno per affrettare i tempi, «anche se in alcuni casi i fornitori registrano difficoltà con le materie prime, figlie del surplus di ordini causato da incentivi come il Superbonus 110 per cento».

A margine, il sindaco Rossi si è detto convinto che il nuovo campo in sintetico al Seregnello, che rimpiazzerà per iniziativa interamente comunale quello oggi in erba naturale, inservibile, sarà pronto all’inizio di ottobre.

( nella foto da sx il vice-presidente Arama, il presidente Erba, il sindaco Rossi e l’architetto Pozzoli )

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Cronaca

SEREGNO – SEREGNOPOLI : UN APPARTAMENTO PER IL DIRIGENTE E UN’ANFORA PER LA VILLA

Dodici i teste della difesa che hanno deposto in aula nella scorsa udienza. Fra i capi d’imputazione su cui sono stati sentiti e controesaminati, quelli relativi all’iter della pratica G.A.M.M., al prestito presuntivamente usurato a danno di Luciano Mega, ai profili di presunta illiceità sulle vicende dell’appartamentino per i dipendenti del maneggio di Gianni Lugarà, dato temporaneamente in uso a Grisafi e dell’anfora romana asportata dal cantiere della Maisa.

Di Alessandro Girardin

Nel corso dell’udienza del 26 aprile è stata audita la gran parte dei testimoni della difesa Lugarà. Fra i temi toccati, quello – non nuovo – della ricostruzione delle destinazioni d’uso dell’area ex Dell’Orto e dei profili procedurali relativi alla pratica G.A.M.M. A deporre sul punto, l’architetto  Roberto Pozzoli, libero professionista dal 1980, già assessore all’Edilizia Privata al Comune di Seregno e consigliere comunale in quota FI dal 2000 al 2010. Il teste – esaminato dall’avvocato Luca Ricci – ha descritto la natura dei suoi rapporti professionali con Antonino Lugarà e le sue società: «Quando lui aveva qualche opportunità di acquisto di aree o immobili, siccome mi sono occupato per moltissimi anni di urbanistica, si rivolgeva a me per domandarmi della fattibilità di questo o quel tipo di intervento».

Così avvenne anche per l’area ex Dell’Orto, acquistata dall’immobiliare G.A.M.M. nel 2008: «Fui interpellato in quel periodo perché Lugarà voleva capire come intervenire su quell’area per costruire un edificio produttivo dove trasferire la sua azienda».

È stato proprio l’architetto Pozzoli a curare, quindi, sulla base di un accesso agli atti e dei certificati di destinazione urbanistica, uno studio di fattibilità relativo all’ex rimessa per autobus turistici: «A partire dalla legge regionale n. 12 del 2005 ci sarebbe stata anche la possibilità, con un programma integrato d’intervento, di presentare un progetto in variante al Piano regolatore e ottenere un cambio della destinazione d’uso in commerciale ed anche terziario». Per una serie di fatti sopravvenuti quel progetto, in Comune, non è mai stato depositato.

Si è dovuto aspettare parecchio tempo – intanto Lugarà prendeva accordi con la iN’s Mercati – per arrivare al Pgt attualmente vigente a Seregno. Alla sua approvazione, il 28 giugno 2014, hanno concorso – si è ricordato – una richiesta preventiva di modifica della destinazione d’uso dell’ex Dell’Orto da produttiva a commerciale/terziaria datata 5 luglio 2013; un’osservazione al Pgt per conto della G.A.M.M. di analogo contenuto in data 25 marzo 2014; e un’integrazione in tal senso, redatta ai sensi della direttiva Bolkestein, in data 9 maggio 2014. Tutti atti a firma dell’architetto Pozzoli.

Per poi giungere alle quattro osservazioni presentate dalla G.A.M.M., insieme a quelle di una serie di altre imprese (circa una ventina), risultate «parzialmente accolte» dal Comune in sede di controdeduzioni: in altre parole, la riconversione funzionale di un immobile produttivo di comprovata dismissione in microtessuto polifunzionale si sarebbe potuta attuare alle condizioni previste dall’art. 15 del Piano delle Regole.

Secondo il testimone tale circostanza, e cioè la necessità di ricorrere per interventi di questo tipo allo strumento del piano attuativo, avrebbe reso non poco oneroso per Lugarà l’iter della pratica, in particolare per la cessione gratuita del 12% della superficie al Comune, corrispondente al marciapiede realizzato con l’allargamento di via Dell’Oca.

Nel controesame condotto dal pm Giulia Rizzo, il teste Pozzoli ha riferito come, nella fase successiva dell’iter, quando l’incarico era passato alla Manzella, non fosse più stato interpellato da Lugarà, se non informalmente sul tipo di procedura da seguire. Al che Pozzoli – a suo dire – gli aveva risposto in linee generali che, se fosse stato in variante al Pgt, il piano attuativo sarebbe stato approvato dal Consiglio comunale; altrimenti sarebbe stato sufficiente un passaggio in Giunta.

Ulteriore capo d’accusa sul quale i testi sono stati chiamati a deporre, quello del presunto accordo corruttivo intercorso fra Lugarà e Grisafi. Quest’ultimo avrebbe infatti beneficiato, tra febbraio e luglio 2015, della disponibilità di un alloggio riservato al personale dipendente del maneggio “Luga QH” di Inverigo, di proprietà del figlio di Lugarà, Giovanni. Le testimonianze rese dall’ex addetta alle pulizie Luisa Sartorano, dall’ex dipendente Driss Nifta e dallo stesso Gianni Lugarà, hanno permesso di ricostruire la vicenda. Nel gennaio 2015, il dirigente all’Edilizia Privata viene cacciato di casa dalla moglie Maria Giuseppa Cartia. Quando suona al campanello del maneggio, ha ancora un occhio nero e alcuni graffi sul volto. Al suo seguito, una Jaguar verde con a bordo i suoi effetti personali. Lugarà sr. raccomanda al figlio e ai suoi dipendenti di assegnargli un appartamento, dove farlo soggiornare «temporaneamente, massimo una settimana o dieci giorni».

Peccato che la sua permanenza si rivelerà un’autentica “palla al piede”. «Mi dava fastidio soprattutto il fatto che portasse nell’appartamento donne straniere, con un distinto accento rumeno», ha dichiarato Lugarà jr., in senso convergente agli altri due testimoni. Al 22 giugno 2015 risale la conversazione registrata all’interno del Mimo’s Bar (e ripresa dall’avvocato Ricci), in cui lo stesso sindaco Edoardo Mazza invitava “caldamente” i Lugarà – per usare un eufemismo – a mandare via il dirigente da quella sistemazione. Così, puntuale ai primi di luglio, Lugarà sr. ordina di cambiare serratura all’appartamento e di portare tutti i vestiti di Grisafi in cantina. Dopo aver restituito il telecomando del cancello, il dirigente se ne va con la coda fra le gambe, fiaccato già dall’esposto formalizzato contro di lui da un ostile  Mariani.

Presso l’azienda agricola Luga QH lavora invece tuttora la teste Claudia Pedoni, assunta nel settembre 2007 dalla Lombarda Costruzioni, poi trasferita alla General Costruzioni – ambedue società di Lugarà. È stata lei a redigere, sotto dettatura dell’imprenditore, le scritture del 10 luglio 2013 e dell’8 luglio 2015, delle quali ha detto di ricordare fortuitamente la data: nel primo caso, in particolare, per via dell’importo elevato (i famosi 110.000 euro) del prestito di cui il debitore avrebbe riconosciuto il valore. Lugarà le disse che sarebbe dovuto passare a firmarle il signor Luciano Mega.

Pure Gianni Lugarà ha ricordato la ragione del prestito dei 110.000 risiedere – per averlo appreso dal padre – nella necessità di Mega di far fronte alle spese legali del figlio. Lo stesso Lugarà jr. ha dichiarato di aver sùbito dato procura al padre di gestire l’appartamento di Alezio venduto dall’immobiliare Domus. Sia all’atto della stipula del preliminare l’8 luglio 2015, sia al momento del rogito nel dicembre 2015 erano presenti – secondo il figlio di Lugarà – «Mega, la cognata e la moglie». Dal canto suo il titolare della Luga QH ha affermato di non aver mai visto l’appartamento di Alezio.

Altro capo d’imputazione su cui si sono soffermate invece le testimonianze dell’avvocato Gioacchino Antonio Restuccia, dell’architetto Domenico Zema (casualmente omonimo di quel ‘Mimmo’ Zema rimasto coinvolto nell’operazione Tibet del 2014), dell’ingegnere Vincenzo Meli e di Salvatore Lugarà, fratello del costruttore, è quello relativo all’anfora romana sequestrata dai Carabinieri nel settembre 2017 presso la villa di Lugarà in via Russo a Seregno. Questi in sintesi i fatti che emergono dai loro racconti. Nel 2006, nel cantiere della Maisa Immobiliare relativo alla demolizione di un’ex falegnameria in corso Garibaldi a Seveso, viene rinvenuta nel sottoscala della struttura, fra tante cianfrusaglie, un’antica anfora romana (che la Soprintendenza stimerà risalente a un periodo compreso fra il I secolo a.C. e il I d.C.). Giovanni Lugarà, responsabile delle demolizioni, chiede allo zio Salvatore di aiutarlo a portarla a casa, «per fare un regalo alla mamma». Ed evitare, in questo modo, che finisca in discarica insieme ad altre suppellettili. Viene quindi sistemata nel patio della villa di Lugarà, in una posizione visibile dalla cancellata esterna. Ritenuta addirittura dalla famiglia Lugarà come «di scarso valore» – la utilizzavano solitamente come portaombrelli, tenendola su un supporto in ferro battuto senza curarsi del fatto che i nipotini, giocando, potessero danneggiarla.

Gianni Lugarà sarà sentito nuovamente nel prosieguo del dibattimento sulla questione delle scritture private. All’epoca dei fatti ha dichiarato di sapere che Grisafi fosse un conoscente del padre, ma non gli era mai capitato di chiedere a quest’ultimo informazioni sui motivi per i quali, nella palazzina di sua proprietà, ospitavano proprio il dirigente del Comune di Seregno. «Me l’ha chiesto mio padre…». Interrogato dalla pm Rizzo, ha risposto di non essersi mai interessato al fatto che Grisafi si stesse occupando proprio della pratica G.A.M.M. Quanto all’anfora, ha dichiarato di non averla mai fatta stimare, e di averla sempre ritenuta priva di valore, a giudicare dal fatto che pure per la madre fosse un «regalo sgradito».

La prossima udienza in calendario è fissata al 12 luglio 2021.

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Cronaca

SEREGNO – L’INCHIESTA DELLA PROCURA SI ALLARGA: SPUNTANO NUOVI NOMI

SEREGNO –  Una proroga “a carte coperte” di 6 mesi delle indagini nei confronti di vecchi e nuovi indagati chiesta dalla Procura, a cui si è opposta la difesa del costruttore Antonio Lugarà. Ma intanto alla caserma dei carabinieri di Seregno riprendono gli interrogatori davanti al pm. Dopo le misure cautelari per corruzione e abuso in atti d’ufficio eseguite il 26 settembre scorso e che hanno colpito anche l’ex sindaco Edoardo Mazza e l’ex vicesindaco Giacinto Mariani, non si ferma la maxinchiesta sull’urbanistica a Seregno e si allarga a macchia d’olio su una raffica di altre pratiche edilizie e altre notizie di reato al momento non svelate.

A svelare l’incessante lavoro di indagine lungo e complesso, quello che stanno affrontando i carabinieri, coordinati dai pm monzesi Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo, è una richiesta di proroga delle indagini (scadute all’inizio di dicembre e di cui si chiede al gip il rinnovo per altri 6 mesi) inviata dalla Procura a indagati già coinvolti, ma che contiene anche nomi su cui si vociferava soltanto, negli ultimi mesi, perché la documentazione relativa alle proprie pratiche risultava essere stata acquisita dai militari nei diversi accessi negli uffici comunali o perchè apparsi accanto agli innumerevoli “omissis” nelle carte dell’inchiesta. Oltre a Mazza, Mariani e Lugarà, appaiono tra gli altri il costruttore Roberto Pozzoli, l’imprenditore Emilio Giussani, Giorgio Vendraminetto, commercialista e immobiliarista e Marco Radice, dirigente dell’ufficio anagrafe del Comune di Seregno.

La richiesta di proroga contiene soltanto l’indicazione del titolo di reato di “corruzione più altro” ma non specifica per quali vicende. È questo il motivo per cui l’avvocato Luca Ricci, difensore di Lugarà, ha presentato al gip Pierangela Renda opposizione alla richiesta di proroga delle indagini, sostenendo che “la Corte Costituzionale chiarisce che non è consentito chiedere la proroga delle indagini senza i connotati dell’avviso di garanzia che contengano data, luogo e imputazione precisa del reato contestato”. Il gip non si è ancora pronunciato. Ma nel frattempo i nuovi indagati sono stati convocati a rendere dichiarazioni. Come Emilio Giussani, il proprietario della ‘cava Giussani’, che si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Sulla cava Giussani, l’area di via Meiani di Levante dove il titolare delle società Emilio Giussani e Brianza Inerti che si occupano di smaltimento di rifiuti non pericolosi, essenzialmente ghiaia e sabbia per l’edilizia, i carabinieri di Seregno si erano già fatti consegnare le pratiche in una delle “visite” al Comune. Sotto la lente della Procura interventi eseguiti “in assenza di permesso di costruire”, con un’ingiunzione di “ripristino dello stato dei luoghi”, sospeso però dal Tar in attesa del giudizio. Ma molte altre le vicende urbanistiche al vaglio degli inquirenti relative al “post Gavazzi”, l’ex consigliere Pdl della Provincia di Monza Attilio Gavazzi, imputato in un processo in corso al Tribunale di Monza, nella sua qualità di vicesindaco e assessore all’edilizia privata dal 2005 al 2010, di corruzione per presunte tangenti per “agevolare” cambi di destinazione d’uso di alcune aree in città e a quando forse Giacinto Mariani era ancora sindaco.

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