Brianza Pride replica: “Nessun simbolo religioso ma la denuncia del dolore e delle violenze che la comunità arcobaleno subisce”
Gli organizzatori del Brianza Pride replicano alle accuse di alcuni poliitici circa la mancanza di rispetto verso la religione e le istituzioni da parte DEl Pride stesso:
“In merito ad alcune strumentalizzazioni apparse in questi giorni, ci teniamo a chiarire che il Brianza Pride ad Arcore non utilizzerà in alcun modo simboli religiosi. Questa ipotesi non è mai stata pensata né presa in considerazione. I riferimenti espressi in conferenza stampa riguardavano esclusivamente il dolore della privazione dei diritti che le persone LGBTQIA+ continuano a subire quotidianamente.
‘Le stazioni’ sono semplicemente i punti in cui il corteo si fermerà per ascoltare gli attivisti delle varie associazioni che compongono Rete Brianza Pride. Il motto del Pride di quest’anno è ‘Di Sana e Robusta Costituzione’ e noi ci avvaliamo del diritto, sancito da essa, di esprimerci liberamente rivendicando che le nostre parole non vengano distorte.
Infatti, il parallelismo con la sofferenza della Via Crucis nasce dal dolore di chi, spesso, perde la vita. I nostri giornali sono pieni di casi di cronaca di persone queer bullizzate, malmenate, alcune a tal punto da voler porre fine alla propria esistenza.
Le nostre parole sono state strumentalizzate sul piano mediatico, mentre non abbiamo visto indignazione davanti a drammi reali e concreti, come quello di Paolo, il ragazzo di 14 anni della provincia di Latina, che non ha retto al bullismo e ha scelto di togliersi la vita pur di non tornare a scuola.
Nessuna indignazione neppure per la tragica storia di Chloe Bianco, insegnante che decise di farla finita dopo anni di bullismo da parte dei genitori dei suoi alunni.
Se dovesse essere considerato blasfemo denunciare la violenza fisica, gli omicidi che colpiscono in particolare le donne trans, o non potersi autodefinire poveri cristi — espressione che appartiene al gergo comune da millenni — e non accettare un’allegoria come quella che abbiamo fatto, ossia paragonare la sofferenza della comunità arcobaleno con quella vissuta da Cristo, ci chiediamo allora se queste stesse persone non rifiutino anche altre allegorie della vita di Cristo comunemente utilizzate.
La nostra comunità, anche quella cattolica, è rimasta profondamente colpita dalla ferocia delle parole del Cardinal Müller.
Se ogni parola crea provocazione, è perché ci stiamo riappropriando del lessico che ci viene quotidianamente scagliato contro. Riappropriarsi di termini che non scegliamo, ma che ci vengono imposti come insulti, è un atto politico. In questo chiediamo ascolto ed empatia da parte di tutte e tutti.
Vogliamo ricordare che il Brianza Pride, come gli altri 60 Pride di quest’anno, è un evento ricco di contenuti, di testimonianze e di rivendicazioni reali.
