Economia e Lavoro

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Monza – Vanda Berra eletta Presidente di Auser Monza e Brianza

Monza – L’assemblea dei delegati di Auser Monza e Brianza, sulla base della proposta presentata da Tiziana Scalco (presidente di Auser Lombardia), ha eletto Vanda Berra nel ruolo di presidente. È la prima donna che diventa presidente provinciale da quando è stata fondata Auser in Brianza. La nuova presidente ha 60 anni ed è sposata da 40 anni con Francesco.

Il passaggio di testimone avviene a seguito della nomina del presidente uscente, Pietro Albergoni, a vicepresidente di Auser Lombardia. Dopo aver guidato l’associazione provinciale negli ultimi anni, Albergoni porterà ora la propria esperienza a livello regionale, contribuendo al rafforzamento delle attività e della rete associativa in un contesto sociale in continua evoluzione.


Vanda Berra, residente a Desio, vanta un lungo percorso professionale e un forte impegno civico e associativo. Cresciuta in un contesto familiare attento ai temi della partecipazione sociale e della solidarietà, ha ricoperto ruoli significativi nel mondo cooperativo e istituzionale, tra cui la presidenza dei soci Coop di Desio, la vicepresidenza della Cooperativa Martiri della Libertà ed anche alcuni anni in Consiglio comunale di Desio.

Iscritta ad Auser dal 2016 presso Auser Insieme “Erminia Sala” di Desio, nel 2023 ne è diventata presidente. L’esperienza diretta nei servizi di accompagnamento le ha permesso di conoscere da vicino i bisogni delle persone e del territorio.

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato la neoeletta presidente – è rafforzare il lavoro di squadra e costruire una rete sempre più solida, dove la parola d’ordine sia aiutarci per aiutare chi ha più bisogno: le persone anziane, fragili, sole e non autosufficienti”.

Hanno portato i saluti e garantito l’impegno verso una rafforzata collaborazione Walter Palvarini (segretario generale della Cgil di Monza e Brianza) e Bruno Pietroni (segretario generale Spi Cgil Brianza).

Auser Monza e Brianza ha ringraziato Pietro Albergoni per il lavoro svolto.

Economia e Lavoro

Lombardia 19 morti nei primi due mesi del 2026 a causa di incidenti sul lavoro

Il 2026 si è aperto con 19 persone morte sul lavoro tra gennaio e febbraio; il resoconto dell’Inail ricorda che, nello stesso periodo del 2025, erano state 25 le morti bianche. Nonostante la riduzione, si tratta, comunque, di una persona morta sul lavoro ogni tre giorni da inizio anno.
Le province

Tra le province lombarde, è Milano a riportare il dato peggiore, con 7 deceduti, in aumento rispetto ai 5 dei primi due mesi del 2025. Seguono Brescia e Cremona con 3, Bergamo con 2 croci sul lavoro, Mantova, Monza, Pavia e Varese con 2.

La sicurezza sul lavoro intreccia in diversi casi anche la sicurezza stradale: 6 decessi sono avvenuti in itinere, ovvero nel tragitto tra casa e lavoro, con o senza mezzo di trasporto. La maggior parte (13) sono, invece, avvenuti sul posto di lavoro.
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I settori

Trasporto e magazzinaggio, attività manifatturiere, costruzioni, restano i settori in cui, con maggiore frequenza, si verificano gli infortuni con esito mortale; nel 2026, si registra anche una persona morta sul lavoro nell’ambito di attività di alloggio e ristorazione. Guardando alla nazionalità delle vittime, la maggior parte sono italiani (12); tra le 4 di origine extra-europea, 3 sono decedute in itinere.
Il tipo di lavoratore

La quasi totalità (17 su 10) è costituita, inoltre, da lavoratori maschi; l’analisi dell’età evidenzia come la fascia più esposta al rischio sia sempre quella dai 45 ai 54 anni, la più rappresentata nel mondo del lavoro. Si registra, tuttavia, un deceduto anche sotto i 19 anni, 2 tra i 20 ed i 24 anni, 1 over 75.
Gli infortuni

Aumentano invece le denunce d’infortunio. Nei primi due mesi del 2026 sono state 17.797 in Lombardia, oltre 660 in più del bimestre di inizio 2025, con valori assoluti più alti tra Milano, Brescia e Bergamo; rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, aumentano soprattutto nel Bresciano, nella provincia di Cremona, in quella di Lecco, Lodi, Milano, Monza, Pavia e Varese.

Crescono le denunce di infortunio soprattutto tra lavoratori e lavoratrici di origine italiana ed extra-europea, mentre decrescono tra i comunitari. Più coinvolte le fasce di tra i 50 ed i 64 anni, ma, rispetto al 2025, aumentano soprattutto le denunce di persone da 30 a 40 anni.

Tra i settori, sono più frequenti gli infortuni che avvengono nelle attività manifatturiere (1.966), in particolare nella fabbricazione di prodotti in metallo; boom di denunce anche nei trasporti e nella logistica (890 in due mesi nel 2026, erano state 870 nel 2025).

Al secondo posto, dopo i trasporti, c’è la sanità e l’assistenza sociale (775 denunce), seguito dalle costruzioni con 664. Continua, infine, il trend in crescita di denunce per malattie professionali: 875 in Lombardia a gennaio e febbraio 2026, contro le 753 dello stesso periodo del 2025, con l’exploit di Brescia che ne conta 214, più di Milano (144).

Economia e Lavoro

Crisi delle nascite in Lombardia: nel 2025 record negativo dal 2010

Il tasso di fecondità (figli per donna) scende all’1,6%. Dal 2010, apice della ripresa dal calo dopo il baby-boom, fecondità giù del -24%.

Il 2025 segna il nuovo punto più basso della crisi demografica. In Lombardia, secondo i dati Istat diffusi ieri, si sono raggiunti i valori peggiori degli anni Duemila sia per il tasso di natalità, sia per quello di fecondità.

Negli ultimi dodici mesi, la caduta libera iniziata dopo quella che i demografi hanno ribattezzato come la “ripresina“ (2005-2010) dalla fine del baby-boom (metà anni ’70) ha raggiunto il livello minimo. Il numero di figli per donna (il tasso di fecondità) è di 1,16, inferiore (-0,3) persino a quello del 2024, l’anno con meno nascite nella regione degli ultimi 15 (64.711, 34.081 in meno). L’età media di una mamma al primo parto risulta di 32,8 anni in Lombardia.

Il tasso di natalità (il rapporto tra il numero dei nati vivi e l’ammontare medio della popolazione residente, moltiplicato per mille) è di 6,3: tra il 2009 e il 2010 superava i 10. E se la Lombardia riesce a strappare un saldo positivo nella crescita complessiva della popolazione (+3,2 per mille) rispetto al 2024 lo deve all’immigrazione. Il trend è preoccupante non soltanto rispetto al secolo scorso, ma anche prendendo come riferimento la fine del primo decennio degli anni Duemila: -35% di nati vivi, -24% il tasso di fecondità.

La classifica delle province

Tra le province è Como quella con il numero di figli per donna più basso: 1,12. Un primato negativo che condivide con Lodi. Ma se per il Lario è una conferma, motivata dai demografi anche con il progressivo aumento del costo della vita in un territorio che ha visto crescere l’appeal internazionale, per il Lodigiano si tratta di un’inversione di tendenza rispetto al 2024, quando con 1,28 si trovava tra le aree con il tasso più elevato della regione.

Lo stesso segnale di allarme arriva dalla provincia di Sondrio, uno dei territori dove il modello tradizionale di famiglia sembrava resistere ai colpi della crisi demografica: in un anno la Valtellina è scesa da 1,28 a 1,17 figli per donna.

Il Milanese, con 1,13, conferma il dato (sofferente) del 2024, seguita da Monza e Brianza e Varese, che perdono ulteriore punti fermandosi rispettivamente a 1,15 e 1,16, stesso valore di Pavia. Lecco, come la vicina Sondrio, subisce un calo significativo del tasso di fecondità: 1,17 (era 1,23 nel 2024). Leggermente meglio della media regionale si collocano Bergamo (1,20), Brescia e Cremona, che con 1,21 toccano il dato più alto.

Tasso di natalità

L’analisi dei tassi di natalità (ogni mille abitanti) colloca quattro province già sotto la soglia del 6 per mille: Sondrio, Como, Lecco e Lodi sono scese al 5,9 , con il Lodigiano che in un anno ha perso un punto (6,8 nel 2024). Varese, Pavia e Mantova (6) si posizionano a livelli inferiori alla media regionale (6,3), così come Cremona e Monza (6,2). La provincia di Milano con il 6,5 per mille detiene il valore migliore, davanti a Bergamo e Brescia (6,4).

Economia e Lavoro

AEB : completato il rinnovo della governance con la nomina dei vertici delle società


Seregno– AEB ha completato il rinnovo della governance delle proprie società operative. A seguito della nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione del Gruppo, le assemblee delle controllate hanno designato i consigli di amministrazione, confermando contestualmente i direttori generali in carica. Il rinnovo segue le linee strategiche indicate dal Piano industriale,
rafforzando la continuità gestionale e la partnership industriale con A2A, a conferma dell’impegno di AEB sul territorio e nello sviluppo delle energie rinnovabili.

Gelsia S.r.l. – Consiglio di Amministrazione: Roberta Rosa Raimondi (Presidente), Gabriela Vittorio, Roberto Osvaldo Azzola. Direttore Generale: Riccardo Fornaro.

Gelsia Ambiente S.r.l. – Consiglio di Amministrazione: Roberto Corti (Presidente), Giulia Isola,
Claudia Mensi, Marcello Milani, Carmela Illuminata Martello. Direttore Generale: Cristina Fusco.

A2A Illuminazione Pubblica S.r.l. – Consiglio di Amministrazione: Fabrizio Radaelli (Presidente),
Cinzia Borasio, Filippo Torcetta. Direttore Generale: Federico Mauri.

RetiPiù S.r.l. – Consiglio di Amministrazione: Gianfranco Trabucchi (Presidente), Davide Della
Giustina, Daniela Martinazzi Detto Botter. Direttore Generale: Antonio Capozza.

VGE05 – Consiglio di Amministrazione: Marco Alberio (Presidente), Giuseppe Monteforte
(Amministratore delegato), Annamaria Arcudi.

Con la nomina dei nuovi Cda si completa il rinnovo della governance di AEB. Auguro buon lavoro ai
presidenti appena nominati e a tutti i consiglieri, ringraziando sentitamente i presidenti uscenti per il
prezioso contributo e la dedizione dimostrata negli anni. In un periodo complesso, AEB si è rafforzata,
mostrando resilienza e dinamismo, e ha consolidato la partnership industriale con A2A, mantenendo
al tempo stesso un forte legame con i territori in cui opera. Il Piano Strategico indica la direzione per
i prossimi anni: continueremo a investire sul territorio, sviluppare progetti nelle rinnovabili e migliorare
l’efficienza dei servizi ai cittadini”,
dichiara Mauro Ballabio, Presidente AEB.

Economia e Lavoro

Seregno – AEB continua a crescere: utili per 12 milioni di euro (+55% rispetto al 2020)

Seregno, 19 marzo 2026 – AEB continua a crescere. Il 2025 si è infatti confermato un anno di
sviluppo strategico per la società del Gruppo A2A, a testimonianza della capacità della società
di Seregno di generare valore per il territorio brianzolo e per l’intero sistema dei soci pubblici.
L’Assemblea dei Soci di AEB, tenutasi nei giorni scorsi, ha infatti approvato il bilancio
dell’esercizio 2025 e rinnovato il Consiglio di Amministrazione, chiamato ora a guidare una nuova
fase di sviluppo sotto la presidenza di Mauro Ballabio.


Il 2025 ha segnato un’ulteriore accelerazione rispetto agli anni precedenti. I ricavi di AEB hanno
raggiunto 384 milioni di euro, con un aumento del 14% rispetto al 2024, mentre il Margine
Operativo Lordo si è attestato a circa 80 milioni, in crescita del 10% grazie in particolare ai
contributi delle attività di Retipiù e A2A Illuminazione Pubblica. È proseguita inoltre la crescita
della generazione da fonti rinnovabili, con l’entrata in esercizio degli impianti solari di Santo
Stefano (61 MW) e Faenza (8 MW), confermando il rilievo nazionale della società brianzola sul
fronte del fotovoltaico.

Gli investimenti hanno raggiunto quota 64 milioni di euro, con focus sullo sviluppo
infrastrutturale: 25 milioni nelle reti, 10 milioni nell’illuminazione pubblica e circa 20 milioni nel
completamento degli impianti rinnovabili. È proseguito anche il radicamento territoriale di Gelsia,
con l’apertura di nuovi Gelsia Point, arrivati ora a quota 17, mentre sul fronte ambientale Gelsia
Ambiente si è confermata un modello di economia circolare superando l’81% di raccolta
differenziata. Il rapporto tra Posizione Finanziaria Netta e EBITDA è risultato pari a 1,1x, segno di
una struttura patrimoniale solida e pienamente compatibile con il percorso di crescita previsto
dal Piano Industriale.

A livello societario AEB Spa chiude l’esercizio con un utile netto pari a 17 milioni e l’assemblea
dei soci ha approvato la proposta di destinazione dell’utile, che prevede la distribuzione di un
dividendo complessivo pari a 11,9 milioni di euro (0,0104 euro ad azione), con pagamento a
partire dal 1° luglio 2026. Un valore in crescita del 55% rispetto al dividendo del 2020, frutto della
validità della partnership industriale tra AEB e A2A, in grado di generare valore per la Brianza.

“Sono stati anni intensi, nei quali abbiamo lavorato per consolidare un dialogo sempre più forte
e costruttivo con i soci pubblici. È un risultato che considero fondamentale, perché la fiducia
reciproca è la condizione che permette a un’azienda come AEB di crescere, restituire valore ai
territori e programmare investimenti di lungo periodo. I significativi risultati economici e il
percorso di rafforzamento industriale dimostrano la bontà del lavoro svolto insieme” ha
commentato il presidente uscente Massimiliano Riva.

“Esprimo grande soddisfazione per i risultati raggiunti, che testimoniano la solidità del Gruppo e
la capacità di crescere generando valore economico e industriale – ha aggiunto l’AD di AEB
Annamaria Arcudi -. Negli ultimi tre anni abbiamo investito quasi 200 milioni di euro, rafforzato
la nostra struttura, reso più solide le nostre società operative e aumentato la redditività, portando
benefici diretti ai soci pubblici. La crescita degli utili e dei dividendi è un segnale concreto
dell’efficacia del nostro percorso e del lavoro di squadra che ha coinvolto tutta l’azienda”.
La seduta si è conclusa con la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione, composto da
Mauro Ballabio (presidente), Chiara Silva (vicepresidente), Simone Grassi e Giulia Agrati,
indicati dalla lista del Comune di Seregno; Annamaria Arcudi, Francesco Carlini, Maddalena
Benedetti, Eugenio Siri e Alessandro Maria Manfredini, indicati dal socio industriale A2A; Andrea
Barzaghi, indicato dalla lista presentata dagli altri Comuni-soci. Nella prima riunione del rinnovato
cda, Annamaria Arcudi è poi stata confermata nel ruolo di Amministratore Delegato.


“Desidero ringraziare Massimiliano Riva per l’impegno e la qualità del lavoro con cui ha guidato
AEB negli ultimi anni – ha dichiarato il neopresidente Mauro Ballabio -. Raccolgo un testimone
importante e lo farò con la massima responsabilità. Il nostro obiettivo ora è portare avanti il Piano
Industriale, che prevede investimenti per 460 milioni di euro al 2035: un programma ambizioso,
che rafforzerà ulteriormente il ruolo di AEB nei servizi pubblici locali e nella transizione
energetica del territorio”.

Economia e Lavoro

L’RC Auto in Italia costa in media 492 euro/anno +10,1% rispetto al 2025

Secondo i dati di Segugio.it, portale leader nel mercato italiano della comparazione online di prodotti assicurativi, utilities e servizi di credito, a febbraio 2026 il prezzo medio per l’assicurazione auto in Italia ha raggiunto i 492,00 €. Rispetto a 12 mesi fa, quando la media era pari a 446,82 €, l’aumento sfiora i 50 € all’anno per una crescita del +10,1%, mentre rispetto al mese di gennaio 2026 – quando la media era 473,46 € – i prezzi sono saliti di quasi 20 € in media (+3,9%).

Guardando all’ultimo anno, quello registrato a febbraio è tra i valori più alti, secondo solo a quello di luglio quando il prezzo medio per l’RCA nel nostro Paese aveva toccato i 492,97 €.

“Dopo alcuni mesi di prezzi RC stabili o in leggero calo – commenta Emanuele Anzaghi, amministratore delegato di Segugio.it Broker – febbraio segna un’impennata del 4% circa. Sarà importante verificare nei prossimi mesi se si tratta di un incremento isolato o dell’inizio di un nuovo ciclo al rialzo”.

IN LOMBARDIA A FEBBRAIO PREZZO MEDIO RCA PARI A 422,49 €, DATO SOTTO LA MEDIA NAZIONALE

Analizzando i dati relativi alla regione Lombardia, nel mese di febbraio il premio medio RC Auto si è attestato a 422,52 €, prezzo che è dunque inferiore alla media italiana anche se in crescita del +5,2% rispetto a 12 mesi fa. Inoltre, nella regione oltre la metà dei consumatori (54,0% del totale) sceglie di aggiungere l’Assistenza Stradale come garanzia accessoria, a un prezzo medio che a febbraio si attesta sui 23,99 €. La garanzia più costosa, ovvero quella contro gli Eventi Naturali, ha un prezzo di 243,16 € all’anno e viene scelta nel 9,7% dei casi.

A febbraio 2026, oltre un terzo (34,5% del mix) dei proprietari di veicoli nella regione ha un’età compresa tra i 45 e i 59 anni, mentre quasi il 20% (19,7% del totale) ha più di 60 anni. Sono invece appena il 5,6% coloro che hanno meno di 25 anni.

PREMI RCA: A FEBBRAIO MILANO LA PROVINCIA PIÙ CARA, SONDRIO QUELLA CON I PREZZI PIÙ BASSI

A livello provinciale, in Lombardia il prezzo più alto a febbraio 2026 per quanto riguarda l’Rc si è registrato a Milano, con 421,27 € in media per un aumento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente del +5,9%. Segue poco staccata quella di Pavia, con 434,04 € in media e un aumento annuo del +4,9%, mentre la provincia meno cara della regione è quella di Sondrio, con un prezzo medio che si è attestato sui 370,99 € nonostante l’aumento del +4,0% rispetto a febbraio 2025. Le provincie dove si registrano gli aumenti maggiori anno su anno sono quella di Lodi (+10,8%) e quella di Mantova (+9,9%), dove il mese scorso i prezzi hanno toccato rispettivamente i 408,95 € e i 396,56 € in media.

Economia e Lavoro

“Un litro d’acqua in bottiglia contiene oltre tre volte il numero di particelle di plastica presenti in un litro di acqua del rubinetto”

L’Italia è il primo consumatore di acqua confezionata in Ue, secondo nel mondo dopo il Messico. Quanto è pulita l’acqua che beviamo

Ci sono sempre meno fontanelle nei centri storici delle città italiane; poco male: da anni preferiamo l’acqua imbottigliata in plastica perché la percepiamo “più controllata” o “più pura” di quella del rubinetto. Tanto che il Belpaese è il primo consumatore di acqua confezionata in Ue, secondo nel mondo dopo il Messico. Ma quanto è davvero pulita l’acqua che beviamo? Nuovi studi mostrano che l’acqua in “bottiglietta” può contenere quantità significative di plastiche microscopiche, in misura di gran lunga superiore a quella del rubinetto, con potenziali implicazioni per la salute.

A dimostrarlo, una ricerca condotta dalla Ohio State University e pubblicata su Science of the Total Environment, che ha confrontato acqua in bottiglia di sei marchi comuni, venduti in tutto il mondo, con campioni di acqua potabile trattata proveniente da quattro impianti di trattamento municipale degli Stati Uniti, che hanno standard di filtrazione anche meno stringenti di quelli del Vecchio Continente. I risultati sono chiari: “un litro d’acqua in bottiglia contiene oltre tre volte il numero di particelle di plastica presenti in un litro di acqua del rubinetto”, si legge nelle conclusioni dello studio. È preoccupante – spiega Megan Jaminson Hart, ricercatrice di Scienze ambientali alla Ohio State University, tra le autrici del lavoro – che la gran parte di questi frammenti siano nanoplastiche, particelle così piccole da essere invisibili all’occhio nudo e potenzialmente in grado di entrare nel sangue e nei tessuti”. Nell’acqua del rubinetto, al contrario, le nanoplastiche sono meno del 50%.

Come si spiegano queste differenze? “Sappiamo che oggi le microplastiche sono presenti già negli strati superficiali dei ghiacciai – risponde Hart –, ma le fonti di contaminazione più rilevanti sono i materiali usati per produrre bottiglie e tappi, come il polietilene tereftalato (meglio noto come PET, nda)”. Sarebbe la stessa bottiglietta, insomma, a rilasciare frammenti direttamente nell’acqua, specialmente se esposta a luce, calore e agitazione. A contribuire ci sono poi tutte le fasi di produzione: dall’imbottigliamento, al trasporto, alla conservazione. “Attenzione anche alle deformazioni della bottiglia – prosegue la scienziata – che aumentano in maniera significativa le particelle liberate”.

L’acqua del rubinetto mostra invece un profilo diverso: “prevalgono poliammidi, gomme ed elastomeri, seguiti da vari polimeri plastici”, si legge nella pubblicazione. Secondo i ricercatori, queste particelle derivano soprattutto dalle fonti originarie già contaminate, come ghiacciai, fiumi e laghi. Ma il dato forse più sorprendente riguarda proprio la gomma, presente in tutti i campioni, imbottigliati e non: un contaminante quasi assente negli studi precedenti perché difficile da individuare. “La maggior parte delle ricerche riusciva finora a intercettare solo particelle superiori a 5–10 micrometri. Per questa analisi abbiamo usato il l metodo della spettroscopia infrarossa con microscopio elettronico a scansione”, nota ancora Hart. Si tratta di una tecnologia capace di “vedere” fino a 300 nanometri, dimensioni circa 30 volte più piccole di prima. Quattro su cinque particelle rilevate dai ricercatori Usa è sotto i 5 micrometri, quindi pressoché invisibile agli studi precedenti.

La plastica, lo sappiamo bene, è ormai parte integrante dei mari e del ciclo dell’acqua e si è intrufolata anche nell’aria che respiriamo e fin dentro al nostro corpo. A preoccupare di più sono le particelle più piccole: le cosiddette microplastiche, frammenti inferiori ai 5 millimetri secondo la definizione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). E poi le nanoplastiche, ancora più piccole e spesse meno di un micrometro – circa 100 volte più sottili di un capello umano – che possono attraversare le barriere biologiche, entrare nel flusso sanguigno e raggiungere organi o tessuti. Studi preliminari collegano l’esposizione a queste particelle a fenomeni di infiammazione, stress ossidativo, alterazioni ormonali e potenziali danni al sistema immunitario, riproduttivo e neurologico, anche se gli effetti a lungo termine nell’uomo sono ancora poco definiti.

Non esistono oggi criteri ufficiali di sicurezza per l’esposizione a micro e nanoplastiche nell’acqua potabile: la ricerca è in evoluzione e gli studi non sempre usano gli stessi metodi di rilevamento, il che rende difficile stabilire soglie precise di rischio. “Nonostante l’acqua del rubinetto non sia esente da contaminanti (in alcune aree possono esserci residui di metalli pesanti o altri inquinanti dovuti alle tubature, nda), i nostri dati suggeriscono che è quasi sempre una scelta migliore dell’acqua in bottiglia”, conclude Jaminson Hart.

Economia e LavoroSalute

Costi alti e lunghe attese: due milioni di lombardi rinunciano a curarsi.

Altri 190mila cittadini costretti a indebitarsi per accedere alla sanità privata. Il 79% dei pazienti ha fatto ricorso almeno una volta alle visite a pagamento

Le criticità del servizio sanitario nazionale – su tutte le liste di attesa infinite e le numerose prestazioni non rimborsabili – costringono ormai molti cittadini a rivolgersi al privato. Ma c’è tutta un’ampia fetta di popolazione che non accede al privato, semplicemente perché non se lo può permettere. E così rinuncia alle cure. Accade soprattutto in ambito dentistico, per l’acquisto di occhiali, per i farmaci senza ricetta o per visite ed esami specialistici.

In quasi la metà dei casi (45%), chi è stato costretto a rinviare una cura per motivi economici è andato incontro a problemi importanti, a volte molto gravi. In questo senso i dati contenuti nell’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Mup Research fanno riflettere. In Lombardia, nel 2025, oltre due milioni di pazienti hanno rinunciato a curarsi.

Le richieste di prestiti

Sempre secondo l’indagine nel 2025 ben il 79% dei pazienti ha fatto ricorso, almeno una volta, al regime di solvenza. Con costi non trascurabili. Tanto che quasi 190mila i pazienti pur di non rinunciare a curarsi o, comunque per non appesantire troppo il budget familiare, hanno chiesto un prestito a finanziarie, amici o parenti. Nel 46% dei casi a presentare domanda di finanziamento è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Lombardia.

Economia e Lavoro

Aumentano gli stranieri che comprano casa in Lombardia, oltre il 25% delle compravendite

L’analisi socio-demografica di Kiron, società di mediazione creditizia del Gruppo Tecnocasa ha analizzato area di provenienza, età e professione di chi ha sottoscritto un mutuo finalizzato all’acquisto di un’abitazione in Lombardia. Se il 64% dei finanziamenti legati al mattone è stato erogato a cittadini italiani e nel 2025 sono aumentate le percentuali degli stranieri.

Quasi il 10,5% arriva da un Paese dell’Unione europea, ma il 25,5% – oltre un quarto – è ora un immigrato extracomunitario. Le nazionalità più rappresentate tra i mutuari sono quelle romena, albanese e moldava, mentre la maggior parte dei non europei proviene dall’Asia, seguiti a brevissima distanza dai latinoamericani e dagli africani. L’analisi socio-demografica di chi nell’ultimo anno ha sottoscritto un mutuo certifica un cambiamento: cresce la presenza di non italiani che scelgono la Lombardia non più come terra di passaggio, legata alla durata del contratto lavorativo, ma come destinazione dove porre le fondamenta di un altro futuro.

Il secondo parametro analizzato dai ricercatori ha riguardato la professione. Chi investe nel mattone e ha accesso al mutuo mette sul tavolo dei finanziatori la garanzia della sicurezza occupazionale.L’88,6% è o un dipendente assunto con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato o un pensionato. Solo l’1,3% dei mutuari ha un contratto a tempo determinato, mentre l’8,9% del campione è un libero professionista, un autonomo o un titolare d’azienda.

L’analisi socio-demografica sugli acquirenti delle abitazioni tramite un finanziamento ha riguardato anche la carta d’identità: l’età media di chi ha sottoscritto un mutuo in Lombardia nel 2025 è di 38,5 anni. Il 40,2% del target appartiene alla fascia più bassa, compresa tra i 18 e i 34 anni. Il 33,5% invece ha un’età tra 35 e 44 anni, mentre uno su cinque (19,5%) tra i 45 e i 54 anni. Solo il 5,9% si colloca nella fascia 55- 64 anni, mentre la quota di over 65 è pari allo 0,9%. Il tasso fisso, anche se meno conveniente dopo i tagli della Bce (l’ultimo a giugno) rispetto al variabile, si conferma la soluzione più gettonata. A gennaio, intanto, il prezzo medio delle abitazioni in Lombardia ha sfiorato i 2.700 euro, il 7% in più dello stesso periodo di un anno fa.

Economia e Lavoro

IBAN Swap: la truffa invisibile che cambia il beneficiario del tuo bonifico

Tra le frodi digitali più insidiose del momento, l’IBAN Swap si distingue per la sua capacità di colpire nel momento più critico: quello della disposizione di un pagamento. A differenza di altri attacchi, in questo caso non è la banca a essere violata, ma il dispositivo dell’utente, rendendo la truffa estremamente difficile da individuare.

Ma come può un bonifico “cambiare rotta” sotto i nostri occhi? Scopriamolo insieme per imparare a riconoscere i segnali di allarme.

Come funziona la truffa dell’IBAN Swap?

L’inganno si basa sull’azione combinata di un malware e di una tecnica di manipolazione dei dati in tempo reale. Ecco le fasi principali dell’attacco:

  1. L’infezione silenziosa: Il computer (o lo smartphone) della vittima viene infettato da un malware, spesso tramite phishing, download di software non sicuri o siti web compromessi. Il virus rimane silente, agendo in background senza rallentare il dispositivo.
  2. L’intercettazione del bonifico: Quando l’utente accede al proprio home banking e compila i dati di un bonifico, il malware entra in azione. In modo invisibile, sostituisce l’IBAN e il nome del beneficiario inseriti con quelli di un conto corrente controllato dai truffatori.
  3. L’autorizzazione inconsapevole: La banca riceve la richiesta (che ora contiene i dati del truffatore) e invia al cliente il codice OTP (One Time Password) via SMS o notifica app per confermare l’operazione.
  4. L’errore fatale: La vittima, vedendo sullo schermo del PC i dati corretti (che il malware continua a mostrare falsamente), inserisce l’OTP senza leggere attentamente il testo del messaggio di sicurezza della banca, che invece riporta l’IBAN reale del truffatore.

Il risultato? Il bonifico viene eseguito correttamente verso il conto contraffatto e la frode viene scoperta solo giorni dopo, quando il vero fornitore o destinatario segnala il mancato pagamento.

Perché l’IBAN Swap è così pericoloso?

Questa frode è considerata “subdola” per tre motivi principali:

  • Apparente regolarità: La procedura di sicurezza della banca viene seguita alla lettera. L’operazione risulta regolarmente autorizzata dal cliente tramite autenticazione forte (SCA).
  • Invisibilità tecnica: Il malware non altera ciò che l’utente vede sul browser, ma solo i dati che vengono inviati ai server della banca.
  • Responsabilità dell’utente: Poiché il controllo finale (l’inserimento dell’OTP) spetta al cliente, la disattenzione nel verificare i dati nel messaggio di conferma diventa il punto di rottura della sicurezza.

Come difendersi: le regole d’oro per pagamenti sicuri

Proteggere i propri risparmi richiede un mix di tecnologia e attenzione umana. Ecco come ridurre il rischio al minimo:

  • Verifica sempre l’SMS di conferma: È il passaggio più importante. Prima di inserire il codice OTP, leggi con attenzione l’IBAN e l’importo indicati nel testo del messaggio o nella notifica push. Se non corrispondono a quelli inseriti, interrompi subito l’operazione.
  • Proteggi i tuoi dispositivi: Utilizza antivirus e firewall aggiornati. La sicurezza informatica inizia dalla “salute” dei tuoi strumenti di lavoro e svago.
  • Attenzione ai link: Non cliccare mai su collegamenti sospetti ricevuti via email o SMS. Banco BPM non ti chiederà mai di inserire i tuoi codici d’accesso partendo da un link esterno.
  • Usa dispositivi separati: Se gestisci contabilità aziendale o pagamenti di importi elevati, utilizza un dispositivo dedicato esclusivamente alle operazioni bancarie, evitando la navigazione su siti non sicuri.

L’IBAN Swap ci insegna che, nonostante l’evoluzione dei sistemi di sicurezza bancari, l’attenzione ai dettagli resta la nostra difesa più efficace. Maggiore consapevolezza e una lettura attenta di ogni messaggio di autorizzazione sono strumenti indispensabili per navigare sicuri nel mondo digitale.