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Costi alti e lunghe attese: due milioni di lombardi rinunciano a curarsi.

Altri 190mila cittadini costretti a indebitarsi per accedere alla sanità privata. Il 79% dei pazienti ha fatto ricorso almeno una volta alle visite a pagamento

Le criticità del servizio sanitario nazionale – su tutte le liste di attesa infinite e le numerose prestazioni non rimborsabili – costringono ormai molti cittadini a rivolgersi al privato. Ma c’è tutta un’ampia fetta di popolazione che non accede al privato, semplicemente perché non se lo può permettere. E così rinuncia alle cure. Accade soprattutto in ambito dentistico, per l’acquisto di occhiali, per i farmaci senza ricetta o per visite ed esami specialistici.

In quasi la metà dei casi (45%), chi è stato costretto a rinviare una cura per motivi economici è andato incontro a problemi importanti, a volte molto gravi. In questo senso i dati contenuti nell’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca Mup Research fanno riflettere. In Lombardia, nel 2025, oltre due milioni di pazienti hanno rinunciato a curarsi.

Le richieste di prestiti

Sempre secondo l’indagine nel 2025 ben il 79% dei pazienti ha fatto ricorso, almeno una volta, al regime di solvenza. Con costi non trascurabili. Tanto che quasi 190mila i pazienti pur di non rinunciare a curarsi o, comunque per non appesantire troppo il budget familiare, hanno chiesto un prestito a finanziarie, amici o parenti. Nel 46% dei casi a presentare domanda di finanziamento è stata una donna, percentuale più elevata rispetto alle richieste di prestito totali in Lombardia.