Ilaria Salis condannata per il licenziamento di due collaboratori: dovrà pagare 300mila euro
Monza – L’europarlamentare di Avs dovrà ai due – lasciati a casa nel febbraio 2025 e senza preavviso – un risarcimento di 300mila euro. Lo ha deciso il giudice del Tribunale del Lavoro di Milano, Franco Caroleo Nuovi guai per Ilaria Salis, l’europarlamentare di Avs eletta nel giugno del 2024 dopo l’arresto e la lunga detenzione in Ungheria in condizioni ben lontane da una situazione di rispetto dei diritti umani. Salis – secondo quanto riporta l’agenzia Adnkronos – è stata condannata a risarcire poco più di 300mila euro di danni a due ex collaboratori ai quali, nel 2025, ha comunicato il recesso anticipato del contratto senza giusta causa. Lo ha deciso il giudice del Tribunale del Lavoro di Milano, Franco Caroleo, dopo il ricorso dei due ex assistenti, rappresentati dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto. La sentenza, depositata lo scorso 10 marzo, è stata anche pubblicata, senza riferimenti, su una rivista giuridica.
I legali dei due ex collaboratori, peraltro, hanno cercato invano di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all’indirizzo ufficiale di residenza.
Come detto, l’attivista di Monza viene eletta nel giugno del 2024, una vittoria a cui concorrono anche i due ex collaboratori, poi licenziati solo dopo pochi mesi (nel febbraio 2025) e senza preavviso. I due contratti, entrambi con scadenza a fine del mandato parlamentare (16 luglio 2029) hanno sostanzialmente la stessa retribuzione (2.900 e 3.000 euro al mese) e mansioni simili: lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, la progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all’estero, l’assistenza per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico.
Poco dopo però il rapporto tra Salis e i due si rompe. Prima un’assistente riceve un recesso anticipato per il “venir meno del rapporto fiduciario” che trasforma la collaborazione in una “situazione di incompatibilità ambientale e personale”; quindi a un collega viene revocato l’incarico con effetto immediato “tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione”.
Una frattura insanabile di fronte alla quale Ilaria Salis non avrebbe tentato nessun tipo di accordo, e che la vede poi sconfitta davanti al giudice. Nel verdetto dello scorso marzo – riporta ancora Adnkronos – si sottolinea che “spetta certamente alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa”, ma “nel rimanere contumace” Salis “non ha evidentemente assolto al proprio onere” e “deve quindi affermarsi l’insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati”. Il risultato è un risarcimento del danno stabilito complessivamente in 300.900 euro, per i mancati guadagni dei due collaboratori fino a fine mandato, e 10mila euro per le spese legali.
Inevitabili, scontate e immediate le reazioni politiche, che da Milano sono subito rimbalzate a Roma. Da una parte la diretta interessata, che ha negato ogni responsabilità confidando “nel processo d’appello che chiarirà come sono avvenuti realmente i fatti e la mia totale estraneità da condotte non rispettose della legge”; dall’altra i commenti degli esponenti di centrodestra. Come quello dell’esponente di Fratelli d’Italia, la deputata bresciana Cristina Almici: C’è una differenza sostanziale tra chi usa i diritti come slogan e chi li rispetta nei fatti. Fa impressione vedere una parlamentare europea che ha costruito gran parte della propria immagine pubblica sulla difesa dei lavoratori e dei diritti sociali dover rispondere davanti a un giudice proprio per il modo in cui sono stati interrotti i rapporti con due collaboratori. Chi pretende quotidianamente di impartire lezioni di legalità, di diritti e di giustizia sociale dovrebbe essere il primo a dimostrare, con i propri comportamenti, il rispetto delle regole e delle persone che lavorano al suo fianco”.
