Cronaca

Seregno – A 50 anni dai drammi di Seveso e del Friuli, il ricordo dell’opera della Polizia di Stato

Correva l’anno 1976 quando l’Italia fu colpita da due eventi disastrosi : il terremoto in Friuli e la nube tossica all’Icmesa di Seveso

In Friuli era il 6 maggio quando un violentissimo terremoto colpì 120 comuni delle province di Udine e di Pordenone, coinvolgendo una popolazione complessiva di circa 500.000 persone. Gli effetti più distruttivi si ebbero nella zona a nord di Udine lungo la media valle del Tagliamento, dove interi paesi e cittadine subirono estese distruzioni; fra questi Gemona del Friuli, Forgaria nel Friuli, Osoppo, Venzone, Trasaghis, Artegna, Buia, Magnano in Riviera, Majano, Moggio Udinese, solo per citarne alcuni.

Sempre nel 1976 il 10 luglio 1976 un fischio assordante e un odore acre squarciarono la quiete nella zona tra Meda e Seveso nella odierna provincia di Monza e Brianza e una nube tossica di diossina si disperse nell’aria della verde Brianza .

In Friuli , il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (attuale Polizia di Stato), tenendo fede alle nobili
tradizioni, impegnò fin dal primo momento ogni energia nelle operazioni di soccorso, mediante l’ausilio di uomini e mezzi, malgrado le difficili condizioni ambientali ed il perdurare delle violente scosse telluriche.
L’immediatezza e l’efficacia degli interventi, dovuto alla fattiva collaborazione di tutte le forze istituzionali e civili intervenute, resero possibile il salvataggio di molte vite umane ed l’assistenza morale e materiale ai terremotati.

In quei giorni, ricorda il concittadino Vincenzo Marinucci all’epoca brigadiere di P. S. in servizio presso il Distaccamento della Polizia Stradale di Seregno:” Fui inviato insieme insieme ad altri agenti, nei territori colpiti dal sisma per svolgere attività di soccorso ed assistenza alla popolazione”.

Terminate le operazioni in Friuli, al loro rientro in Brianza, gli agenti furono, insieme a migliaia di persone vittime del disastro della nube tossica dell’Icmesa a Seveso e Vincenzo Marinucci ed altri agenti furono ancora una volta chiamati a dare il proprio contributo di aiuto sul luogo del disastro .


Racconta Marinucci : ” Subito il 10 luglio, fui preposto all’ organizzazione, al controllo ed alla gestione del personale della Polizia Stradale di Seregno, per vigilare sulla S. P. 44 meglio nota come “ Milano – Meda”. Ricordo che tra i nostri compiti c’era anche l’invitare gli automobilisti in transito a circolare con i “finestrini chiusi” allo scopo di evitare di respirare aria contaminata e procedere a velocità ridotta per non sollevare eventuali polveri inquinati.

E continua Marinucci : “Gli uomini della Polstrada svolsero il loro compito mettendo a rischio la propria salute poichè, pur operando nelle vicinanze della fabbrica, fuori dall’area recintatata, non ebbero a disposizione nè le maschere filtranti e tantomeno le speciali tute bianche ma indossarono semplicemente le loro divise estive di servizio.