Seregno- “Quando la politica dimentica perché esiste l’edilizia convenzionata”
Seregno – Il “Tavolo Civico” replica al Partito Democratico sulla questione della modifica del Regolamento dell’edilizia residenziale convenzionata:
“Le dichiarazioni rilasciate dal Partito Democratico di Seregno sulla stampa locale nelle scorse
settimane in merito alla modifica del regolamento dell’edilizia residenziale convenzionata non
rispondono davvero al punto centrale della discussione. Nel tentativo di giustificare il cambiamento,
finiscono per rovesciare il senso stesso di questo strumento: da tutela per le famiglie a garanzia
dell’equilibrio economico delle operazioni immobiliari.
E questa non è una differenza piccola. È un’idea diversa di città, e soprattutto di chi la politica decide
di proteggere.
Ci lascia allibiti che nel dibattito promosso dal Partito Democratico il soggetto che appare da
tutelare sia l’operazione immobiliare e non le famiglie che cercano una casa a prezzi accessibili.
L’edilizia convenzionata non nasce contro il mercato, ma perché il mercato, da solo, non basta a
garantire a tutte le famiglie l’accesso alla casa.
La casa non è una merce qualsiasi. È un bene essenziale, una condizione di vita e di dignità, un
elemento decisivo per la qualità della vita delle persone e per la tenuta delle comunità. Per questo
l’edilizia convenzionata è prima di tutto uno strumento di giustizia sociale.
Qui sta l’equivoco di fondo dell’intervento del PD: il problema viene presentato come una questione
di sostenibilità economica delle operazioni immobiliari.
Nessuno chiede alle imprese di lavorare in perdita. Il punto è un altro: chi deve sostenere il costo del
riequilibrio economico delle operazioni urbanistiche? Il soggetto che la politica deve tutelare
attraverso questo strumento non è il costruttore: è il cittadino che cerca una casa. Quando si
modifica un meccanismo nato per garantire l’accessibilità abitativa, la prima domanda da porsi non
è quale vantaggio venga garantito alle operazioni immobiliari, ma quale beneficio resti alle famiglie.
Il PD richiama l’aumento dei costi di costruzione degli ultimi anni: è un fatto reale, confermato dagli
indici ISTAT. Ma è solo una parte della realtà. Nello stesso periodo sono aumentati anche i prezzi di
vendita delle abitazioni. Se crescono sia i costi sia i prezzi, perché il riequilibrio dovrebbe avvenire
riducendo proprio il vantaggio destinato alle famiglie che comprano in convenzionata? Perché il peso
della correzione deve ricadere su chi questo strumento dovrebbe proteggere?
Ma chi sono concretamente queste famiglie? Non stiamo parlando di chi può accedere all’edilizia
pubblica, né di chi dispone delle risorse necessarie per acquistare senza difficoltà sul mercato libero.
Parliamo di giovani coppie, lavoratori dipendenti, operai specializzati, impiegati, insegnanti,
infermieri, operatori sociali, forze dell’ordine, piccoli artigiani e famiglie del ceto medio che vivono
del proprio lavoro.
È proprio per questa fascia di popolazione che l’edilizia convenzionata è stata pensata: persone
che non hanno i requisiti per accedere alla casa popolare, ma sempre più spesso non abbastanza
benestanti per sostenere i prezzi richiesti dal mercato.
L’edilizia convenzionata è nata per evitare che una città diventi accessibile soltanto ai redditi più
elevati.
Il Partito Democratico sostiene che grazie a questa modifica sarà finalmente possibile realizzare più
edilizia convenzionata.
La nostra domanda è: edilizia convenzionata per chi? Una convenzionata che diventa accessibile
solo a chi ha maggiori disponibilità economiche conserva il nome, ma perde la sua funzione.
Perché il problema non è quanti appartamenti si costruiscono, ma chi potrà permetterseli e chi resterà fuori.
E questa non è ideologia. È responsabilità politica.
E c’è un’altra conseguenza che non va ignorata: la rendita urbana. Quando una trasformazione
genera nuovo valore economico, la questione non riguarda solo chi costruisce, ma anche come quel
valore viene distribuito. Una parte di quel valore deve tornare alla città, sotto forma di servizi, verde
pubblico, spazi collettivi, edilizia sociale e convenzionata. È una questione di equità e di interesse
pubblico.
Anche l’argomento dei dodici anni senza edilizia convenzionata a Seregno va letto bene.
Dodici anni attraversano amministrazioni diverse, maggioranze diverse e stagioni politiche
differenti. Per questo non rappresentano il fallimento di una singola amministrazione, ma
interrogano l’intera politica urbanistica cittadina.
Dire che in dodici anni non si è realizzata convenzionata non significa che lo strumento non serva;
significa piuttosto che la politica urbanistica non è stata capace, o non ha voluto, usarlo davvero.
L’edilizia convenzionata non nasce spontaneamente dal mercato. Funziona solo se
l’Amministrazione la inserisce nelle trasformazioni urbane, la negozia e la considera una priorità.
Se per anni non si è fatta convenzionata, il problema sta nelle scelte urbanistiche e nella capacità
della politica di governare le trasformazioni, non nello strumento in sé.
Serve a costruire una città più equilibrata, a evitare quartieri accessibili solo ai redditi più alti, a
mantenere una composizione sociale più aperta, a permettere a giovani famiglie e ceto medio di
restare dentro i processi di trasformazione urbana.
È uno strumento di coesione sociale. E decide che città avremo tra dieci o vent’anni, e per chi. Non
è tecnica ma politica. Riguarda il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato, il modo in cui si
distribuisce il valore creato dalle trasformazioni urbane, il diritto alla casa e il modello di città che si
vuole costruire.
La domanda di fondo è semplice: la politica deve adattare gli strumenti pubblici alle esigenze del
mercato, oppure deve usarli per orientare il mercato verso obiettivi di giustizia sociale e interesse
generale?
Noi riteniamo che la modifica al regolamento dell’edilizia convenzionata approvata dal Consiglio
comunale di Seregno sia sbagliata nel merito e nel metodo e che vada cambiata.“
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Il Tavolo Civico di Seregno
Il Tavolo Civico sulle trasformazioni urbane nasce su iniziativa di ACLI Circolo Leone XIII APS Seregno, Amici del Parco GruBria e Circolo Culturale Seregn de la memoria, con l’obiettivo di promuovere un confronto aperto, documentato e costruttivo sul futuro della città, sulle trasformazioni urbane e sul rapporto tra interesse pubblico, ambiente, qualità della vita e diritto all’abitare.
Il Tavolo Civico è aperto al contributo di persone, associazioni, competenze professionali e realtà civiche interessate ad approfondire e discutere i temi della città, nella convinzione che la qualità delle scelte pubbliche si rafforzi attraverso un confronto ampio, informato e responsabile.
“La città che vogliamo costruire”, documento di analisi e proposta che raccoglie in forma organica le riflessioni, le valutazioni e i criteri
che hanno orientato il percorso di elaborazione del Tavolo Civico, è disponibile al seguente link:
https://drive.google.com/open?id=14ntoYWl9IIK5v1I7X818n79ZZgM7pwus&usp=drive_f
