Economia e Lavoro

Senza lavoratori ci potrebbe anche essere una produzione. Senza consumatori non esisterà mai un mercato

di Francesco Pontelli – Economista

Quando lo “sviluppo” economico tende a diminuire ) o peggio ad azzerare il contributo professionale dei lavoratori, viene annullata anche la propria base economica, la quale è rappresentata dagli occupati che con le proprie retribuzioni sostengono il volano di un’economia complessa ma sempre meno liberale

Quando lo “sviluppo” economico tende a diminuire (ricercando un livello di produttività assolutamente inutile per compensare i costi del Far East) o peggio ad azzerare il contributo professionale dei lavoratori (attraverso l’inserimento nel ciclo produttivo di umanoidi*), come inevitabile conseguenza viene annullata anche la propria base economica, la quale è rappresentata dagli occupati che con le proprie retribuzioni sostengono il volano di un’economia complessa ma sempre meno liberale. Andrebbe sottolineato, una volta di più, come l’unico fattore valido sulla base del quale valutare la crescita economica, al di là dell’approccio ideologico e politico che tenderebbe a mistificare qualsiasi risultato, è rappresentato dalla sola crescita dell’occupazione ben retribuita la quale, per esempio in Europa, viene subordinata ad una ipotetica salvaguardia del territorio e dell’ecosistema. Quando lo “sviluppo economico” tende a diminuire fino ad azzerare il contributo professionale dei lavoratori subordinando la sua crescita ad altri parametri come quelli ambientalisti, automaticamente come inevitabile conseguenza viene annullato il ruolo dei consumatori che rappresentano la base e lo stesso sostegno della economia complessa. In questo modo un sistema economico che azzera la propria base di sostentamento distrugge i pilastri fondamentali su cui si regge. Così ogni sua evoluzione si trasforma in una semplice operazione di speculazione finanziaria con un ritorno economico nel brevissimo termine.

Senza lavoratori forse ci potrebbe anche essere una produzione, ma senza consumatori non esisterà mai un mercato

Senza lavoratori forse ci potrebbe anche essere una produzione, ma senza consumatori non esisterà mai un mercato e quindi la stessa domanda che risulta essere la base della produzione. Un sistema economico che persegue l’abbassamento dei costi per aumentare il Roe anche attraverso l’iper-sfruttamento o la totale automazione, senza redistribuzione del reddito finisce per implodere, innescando una crisi di sovrapproduzione e un crollo della domanda aggregata. Ancora oggi si crede che un sistema economico si possa reggere sulla domanda “Premium o alto di gamma” che viene espressa dal mercato ad alto reddito il quale da sempre si dimostra inelastico alle varie crisi economiche o geopolitiche. Andrebbe ricordato come il mercato dell’alta orologeria svizzera si conferma come un unicum nel mondo, e non certo un modello da esportare nel settore Automotive con il segmento Premium, tanto per dare un esempio.
 In questo modo si dimentica come la crescita economica abbia trovato la propria fondamentale ragione di crescita proprio in rapporto ai volumi dei consumi della fascia media della popolazione, la sola ad avere determinato l’effetto moltiplicatore della crescita all’interno del ciclo economico, proprio grazie al doppio ruolo recitato di lavoratori e consumatori. Senza un reddito derivante dal lavoro, la massa di consumatori riduce il proprio potere d’acquisto rifugiandosi in acquisti a basso costo provenienti da quelle famose economie nelle quali, per esempio, sono state delocalizzate molte produzioni. Questa tipologia di consumi a basso costo, a differenza di quanto troppi economisti affermano, non può venire considerata un salvataggio per le fasce più deboli della popolazione. Rappresenta invece la motivazione per la quale si sono create le condizioni di nuova povertà legata alla politica di delocalizzazione industriale la quale per sopravvivere si rivolge ai prodotti a basso costo. A questo poi si aggiunga la crescita assolutamente irresponsabile del debito specialmente pubblico il quale ha determinato il passaggio da un’economia capitalista ad un’economia finanziaria di speculazione. In questo contesto il potere è traslato da chi deteneva ed utilizzava i cicli produttivi, quindi sostanzialmente un’economia industriale, a chi ora invece detiene il debito e quindi un’economia determinata dai grossi poteri finanziari e speculativi.
Ora sono i gestori del debito sia pubblico che privato gli unici in grado di determinare le politiche degli stati e dei continenti, ed ovviamente delle imprese sia industriali che energetiche. Questo spiega l’incredibile perseveranza dimostrata da anni da tutti i governi verso obiettivi che sono lontani dalle aspettative dei diversi popoli: questi esprimono interessi finanziari e inconfessabili. In ultima analisi “L’unica forma di sviluppo economico è quella che assicura un aumento dell’occupazione correttamente retribuita. Tutto il resto è speculazione”. (FP)