Cronaca

“BASTA PROFUGHI IN CITTA’ ” LA PROTESTA DI ALCUNI SEVESINI CONTRO I NUOVI ARRIVI

SEVESO – Una ventina di persone si è radunata ieri a Baruccana per convocare la stampa e per dire no all’arrivo dei migranti a Casa Betania. La certezza è che non si tratta di profughi, il timore è che i venti annunciati diventino molti di più. E c’è rabbia per gli spazi sottratti ai giovani e agli italiani.

“Basta profughi in città, prima i sevesini in difficoltà”. Uno striscione riassume la protesta che un gruppo di cittadini, una ventina in tutto, ha voluto esprimere contro l’arrivo di migranti a Casa Betania rivelato dal sindaco Paolo Butti la scorsa settimana.
“Non vogliamo un solo immigrato in più – spiega Alice Carini – e uso questo termine perché è ora di smetterla di chiamarli profughi. Arrivano dal Bangladesh, dove non ci sono guerre né persecuzioni religiose e dove l’economia sta crescendo del 5% ogni anno. Ora si parla di venti, ma chissà quanti altri potremmo ritrovarcene a cose fatte”.
Alla sevesina non basta sapere che il sindaco ha parlato di venti in tutto: “Tempo fa diceva addirittura che qui non sarebbero arrivati. Adesso siamo a venti. E stiamo ancora aspettando una smentita riguardo alle voci sul centro di accoglienza che potrebbe sorgere nella ex Sadas? Fantasie? Speriamo, perché lui non parla prima con i cittadini e ci ritroviamo le cose già fatte”.
Paolo De Bortoli dice no all’arrivo dei migranti, “perché è ora di dire basta al business che si è creato sfruttando la situazione e, alla fin fine, anche queste persone che si dice di voler aiutare. Le onlus prendono soldi, lucrano su vite umane”. Precisa di non voler passare per razzista: “Ma ritengo corretto dare prima agli italiani, a chi qui è nato e cresciuto, a chi ha pagato qui le tasse. Quando gli italiani sono sistemati, allora vengano anche altre persone indipendentemente dalla nazionalità e dalla razza”.
“Questi soldi che vengono spesi per gli immigrati – si chiede Andrea Sicignano – non possono essere utilizzati per i giovani? D’accordo, non ce li sta mettendo il Comune: ma perché non si fa interprete anche delle esigenze dei giovani oltre a interessarsi al Banco Alimentare per gli immigrati? Che amarezza vedere che per noi non ci sono spazi e opportunità, mentre per queste persone si fa di tutto”.
Una considerazione che trova d’accordo anche Gabriele Maria Scandurra: “Spero che queste persone, che vengono e trovano vitto e alloggio e soldi mensili, vengano fatte lavorare a beneficio della collettività. Di certo sarebbe stato più bello coinvolgere noi giovani, ma forse dando quei soldi a noi nessuna associazione ci avrebbe guadagnato”. ( Gualfrido Galimberti – Quibrianza )

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