Seregno- Lega Giovani: “Alcol ai minorenni, il vero problema è il vuoto che lasciamo ai giovani”
Seregno – Riceviamo una nota dal Gruppo Giovani della Lega inerente la notizia della chiusura per otto giorni di un minimarket cittadino che vendeva alcol ai minorenni
“La notizia della chiusura per otto giorni di un minimarket cittadino, dopo che una ragazza di appena sedici anni è stata trovata in strada in stato di grave intossicazione alcolica, non può e non deve passare inosservata. Non è solo un fatto di cronaca. È un grido d’allarme. E noi abbiamo la sensazione che questo grido, da tempo, sia rimasto inascoltato.
Una minorenne che acquista vodka e gin insieme a un’amica coetanea. Una ragazza soccorsa alle 23.20, in strada, in condizioni tali da richiedere l’intervento della Polizia locale. Un esercizio che vende alcolici senza porsi il problema dell’età di chi ha davanti. Tutto questo non è normale. Non può diventare normale.
C’è una responsabilità evidente di chi, pur di fare qualche euro in più, chiude gli occhi davanti all’età di chi compra. Su questo non possono esserci giustificazioni. I commercianti sono, o dovrebbero essere, professionisti seri, presidi del territorio, punti di riferimento. Non distributori automatici pronti a vendere superalcolici a ragazzine di sedici anni. La differenza tra chi fa impresa con coscienza e chi pensa solo all’incasso sta tutta qui.
Ma fermarsi alla colpa del singolo sarebbe troppo facile. Noi giovani lo diciamo con chiarezza: abbiamo bisogno di spazi, di occasioni per divertirci, di luoghi dove stare insieme. Non chiediamo anarchia, non chiediamo eccessi. Chiediamo una movida sana, un centro vivo, attività serali che siano alternative vere alla noia e al vuoto.
Noi della Lega Giovani Seregno in questi mesi abbiamo raccolto molte testimonianze di nostri coetanei che evidenziano un disagio diffuso, spesso sottovalutato. Ci raccontano di un centro che non è più quello di qualche anno fa, quando uscire la sera significava incontrarsi, bere qualcosa insieme, ritrovarsi con amici e ragazzi di altre scuole in un clima vivo ma sereno. Oggi purtroppo non è più così. Il centro si è svuotato, le occasioni di aggregazione si sono ridotte e tanti ragazzi non lo percepiscono più come uno spazio loro, un luogo dove sentirsi parte di una comunità.
Perché la verità è che quando una città spegne le luci presto, quando non offre luoghi di aggregazione adeguati, quando l’unica “trasgressione” possibile diventa bere di nascosto in un angolo o fuori da un minimarket, allora il rischio cresce. E qualcuno finisce in ospedale. Un centro vivo, con locali seri, controlli, presenza adulta e responsabilità condivisa, evita proprio queste situazioni. La socialità sana è prevenzione.
Negli ultimi anni si è investito soprattutto in eventi temporanei. Due settimane di sport, qualche iniziativa spot. Tutto positivo, per carità. Ma non basta. Il disagio giovanile non si affronta a calendario, non si risolve con un titolo accattivante. Servono politiche strutturali, continuità, ascolto vero.
Questo episodio è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare. È il segnale che qualcosa si è rotto nel rapporto tra giovani e città. E noi non vogliamo restare a guardare.
Rivolgiamo anche un appello sincero alla Comunità Pastorale e agli oratori. Sappiamo che negli ultimi tempi ci sono stati fatti che hanno avuto risonanza e che hanno inevitabilmente creato timori e chiusure. Ma proprio per questo crediamo che oggi più che mai gli oratori possano tornare ad essere luoghi autentici di aggregazione, presìdi educativi, spazi aperti dove i ragazzi possano sentirsi accolti e accompagnati. Chiudere per paura non è la soluzione. Aprire con responsabilità, invece, può esserlo.
Noi siamo a disposizione. Per portare idee, proposte, per collaborare quando possibile. Per costruire, non per polemizzare. Perché crediamo che la nostra generazione non sia il problema, ma la risorsa.
Questo fatto è un grido. Sta a tutti noi decidere se continuare a far finta di non sentirlo o iniziare finalmente ad ascoltarlo. Noi abbiamo scelto da che parte stare.”
