Monza-Sold-out al Dehon per l’incontro “Fine vita: persone, scelte e comunità”
Monza – Una sala gremita ha caratterizzato l’incontro “Fine vita: persone, scelte e comunità”, promosso dall’Associazione Territori e Sussidiarietà all’Istituto Leone Dehon di Monza giovedì sera 29 ottobre.
L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di riflessione e confronto su uno dei temi etici, sociali e sanitari più complessi e delicati del nostro tempo, mettendo al centro la persona, la dignità della vita e il ruolo delle comunità nell’accompagnamento di chi vive situazioni di particolare fragilità.
Ad aprire l’incontro è stato il cofondatore dell’associazione e consigliere regionale di Forza Italia, Jacopo Dozio, che ha richiamato l’attenzione sul percorso legislativo e sul dibattito che tornerà ad affrontare il Consiglio regionale della Lombardia.
«Il tema del fine vita tornerà inevitabilmente al centro del confronto politico e istituzionale. Dopo che il precedente percorso del progetto di legge di iniziativa popolare si è interrotto a seguito dell’approvazione di una pregiudiziale di costituzionalità, la proposta tornerà all’attenzione del Consiglio regionale. Sarà un passaggio delicato, che richiederà un confronto serio e approfondito. Personalmente ritengo fondamentale che, prima di qualsiasi discussione normativa, si parta da una domanda: cosa possiamo fare, come istituzioni e come comunità, per accompagnare davvero una persona che soffre, garantendole cure, assistenza e dignità fino all’ultimo istante della sua vita?».
A portare la propria testimonianza ed esperienza sono stati *Deborah Giovanati*, consigliere comunale di Milano, don Roberto Colombo, membro della Pontificia Accademia per la Vita, e *il dottor Matteo Beretta, direttore della Struttura Complessa Cure Palliative dell’ASST Brianza, coordinati dal consigliere comunale di Monza e presidente dell’associazione, Pierfranco Maffè.
Don Roberto Colombo ha proposto una riflessione sul valore della vita umana, richiamando anche il drammatico fenomeno dei suicidi, in particolare tra i più giovani, e l’importanza di una società capace di riconoscere e accompagnare la sofferenza.
Il dottor Beretta ha invece raccontato la propria esperienza quotidiana nell’ambito delle cure palliative e dell’assistenza ai pazienti, ribadendo un concetto fondamentale: «Noi curiamo la vita dei pazienti che affrontano questo percorso». Una testimonianza che ha permesso di approfondire il significato delle cure palliative, il ruolo degli hospice e l’importanza di garantire un accompagnamento umano e sanitario adeguato.
Particolarmente intensa anche la testimonianza di Deborah Giovanati, che ha condiviso l’esperienza di amicizia vissuta con Domenico Zuccarella, il cui decesso, nell’agosto scorso, ha rappresentato il primo caso di suicidio medicalmente assistito interamente gestito e attuato dal Servizio Sanitario Regionale in Lombardia.
Il dibattito ha consentito inoltre di approfondire l’attuale quadro normativo, le pronunce della Corte costituzionale e il ruolo delle Regioni, evidenziando la complessità di una materia che coinvolge competenze legislative, responsabilità sanitarie e profonde questioni etiche.
«Davanti a temi così complessi, credo che il nostro primo dovere sia quello di rimettere al centro la vita e la dignità di ogni persona, in ogni sua fase», ha dichiarato in conclusione *Jacopo Dozio*. «Il confronto sul fine vita deve partire anche dalla capacità del nostro sistema sanitario di garantire cure palliative accessibili, assistenza domiciliare, strutture adeguate e sostegno alle famiglie. La sofferenza di una persona riguarda tutta la comunità e ci chiama a una responsabilità condivisa. Nessuno deve sentirsi solo o abbandonato nel momento della fragilità. È proprio qui che la sussidiarietà assume il suo significato più autentico: istituzioni, realtà sociali, professionisti sanitari e famiglie che si prendono cura della persona, insieme».
L’ampia partecipazione registrata all’Istituto Leone Dehon conferma l’interesse verso occasioni di approfondimento e dialogo su questioni che interrogano la coscienza individuale e la responsabilità collettiva. Un impegno che l’Associazione Territori e Sussidiarietà intende proseguire, promuovendo luoghi di incontro e confronto capaci di mettere sempre al centro la persona e il bene comune.
